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	<description>Incrocio dei saperi</description>
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		<title>Burattini &amp; Marionette. Il meraviglioso mondo del teatro di figura</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Multiverso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calendario]]></category>

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		<description><![CDATA[Fondazione Geiger, Sala Esposizioni, Corso Matteotti 47, Cecina (Li) Fino al 29 gennaio 2012 La mostra, curata dal direttore artistico della Fondazione, Alessandro Schiavetti, ha come tema la trasposizione della figura umana nello spazio scenico e le molteplici declinazioni che &#8230; <a href="http://www.multiversoweb.it/calendario/burattini-marionette-il-meraviglioso-mondo-del-teatro-di-figura-3262/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fondazione Geiger, Sala Esposizioni, Corso Matteotti 47, Cecina (Li)</p>
<p>Fino al 29 gennaio 2012</p>
<p>La mostra, curata dal direttore artistico della Fondazione, Alessandro Schiavetti, ha come tema la trasposizione della figura umana nello spazio scenico e le molteplici declinazioni che questa ha assunto nel tempo e nelle varie aree geografiche: risulta evidente infatti come ogni cultura, dalla nostra tradizione occidentale fino all’estremo Oriente o all’Africa, abbia sentito l’esigenza di rappresentare vicende umane e fantastiche attraverso l’impiego di &#8216;figure&#8217;. Probabilmente di origine religiosa, la storia della rappresentazione e del movimento di figure umane e antropomorfe si confonde con quella del teatro.</p>
<p><a href="http://www.fondazionegeiger.org" target="_blank">www.fondazionegeiger.org</a></p>
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		<title>I colori del sacro: Aria</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:41:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Multiverso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calendario]]></category>

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		<description><![CDATA[Sesta rassegna internazionale di illustrazione 20 gennaio – 3 giugno 2012, Padova, Museo diocesano La rassegna intende raccontare con i colori cos’è la voce del vento, il ritmo del respiro, il sollievo del soffio, la chiamata dello Spirito, e nella &#8230; <a href="http://www.multiversoweb.it/calendario/i-colori-del-sacro-aria-3259/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sesta rassegna internazionale di illustrazione</p>
<p>20 gennaio – 3 giugno 2012, Padova, Museo diocesano</p>
<p>La rassegna intende raccontare con i colori cos’è la voce del vento, il ritmo del respiro, il sollievo del soffio, la chiamata dello Spirito, e nella sua valenza più simbolica, la forza dell’ispirazione, la dolcezza della musica, la potenza della parola, del Verbo, nel tentativo di portare alla luce attraverso l’arte quel sacro che accomuna anche chi non crede. Come sempre l’iniziativa è aperta a tutte le culture, le fedi, le tradizioni; è per questo motivo che alla rassegna partecipano artisti professionisti provenienti da tutto il mondo. Di seguito è possibile scaricare le tracce tematiche che hanno guidato gli illustratori nella creazione delle loro opere: gli insegnanti le possono utilizzare per svolgere in classe il lavoro di preparazione alle visite guidate e ai laboratori didattici.</p>
<p><a href="http://www.icoloridelsacro.org/" target="_blank">http://www.icoloridelsacro.org/</a></p>
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		<title>Homo sapiens. La grande storia della diversità umana</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Multiverso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calendario]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Luigi Cavalli Sforza e Telmo Pievani Roma. Palazzo delle esposizioni, fino al 9 aprile 2012 Duecentomila anni fa Homo sapiens ha iniziato, da una piccola valle dell&#8217;odierna Etiopia, il viaggio che lo ha portato a colonizzare l’intero &#8230; <a href="http://www.multiversoweb.it/calendario/homo-sapiens-la-grande-storia-della-diversita-umana-3256/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A cura di Luigi Cavalli Sforza e Telmo Pievani</p>
<p>Roma. Palazzo delle esposizioni, fino al 9 aprile 2012</p>
<p>Duecentomila anni fa Homo sapiens ha iniziato, da una piccola valle dell&#8217;odierna Etiopia, il viaggio che lo ha portato a colonizzare l’intero pianeta e a convivere con altre specie umane formando la grande varietà di popolazioni e di culture che conosciamo. Per la prima volta un gruppo internazionale di scienziati, appartenenti a differenti discipline e coordinati da Luigi Luca Cavalli Sforza, ha ricostruito le radici e i percorsi del popolamento umano. Genetisti, linguisti, antropologi e paleoantropologi hanno unito i risultati delle loro ricerche in un meraviglioso affresco della storia dell’evoluzione umana. Il risultato è una mostra internazionale, interattiva e multimediale che racconta in sei sezioni le storie e le avventure degli straordinari spostamenti, in larga parte ancora sconosciuti, che hanno generato il mosaico della diversità umana.</p>
<p><a href="http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-008?explicit=SI" target="_blank">http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-008?explicit=SI</a></p>
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		<title>Pelle di donna</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Multiverso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calendario]]></category>

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		<description><![CDATA[A cura di Pietro Bellasi e Martina Mazzotta Triennale di Milano, viale Alemagna 6, Milano dal 23 gennaio al 19 febbraio 2012 Per la prima volta in Italia una mostra che unisce arte e scienza sul tema della pelle. Attraverso &#8230; <a href="http://www.multiversoweb.it/calendario/pelle-di-donna-3254/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A cura di Pietro Bellasi e Martina Mazzotta</p>
<p>Triennale di Milano, viale Alemagna 6, Milano</p>
<p>dal 23 gennaio al 19 febbraio 2012</p>
<p>Per la prima volta in Italia una mostra che unisce arte e scienza sul tema della pelle. Attraverso una ricca selezione di opere d’arte, documenti, oggetti antichi, il visitatore compie un percorso affascinante di esplorazione che lo conduce a un laboratorio scientifico.Ampio spazio è dato agli artisti moderni e contemporanei che utilizzano i linguaggi più diversi, dalla pittura alla scultura, dal concettuale alle nuove tecnologie, fino al cinema sperimentale, anche con interventi site specific. Tra gli artisti in mostra: Giacomo Balla, Franz von Bayros, Vanessa Beecroft, Adriana Bisi Fabbri, Andrea Chisesi, Giuliana Cuneaz, Gillo Dorfles, Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Grazia Gabbini, Robert Gligorov, Abel Herrero, Roy Lichtenstein, Luigi Maio, Lazhar Mansouri, Piero Manzoni, Alberto Martini, Bruno Munari, Giuseppe Penone, Marinella Pirelli, Pietro Pirelli, Karl Prantl, Man Ray, Odilon Redon, Auguste Rodin, Omar Ronda, Mimmo Rotella, Maia Sambonet, Alberto Savinio, Andreas Serrano, Toulouse-Lautrec, Andy Warhol, Tom Wesselmann, Vanessa Beecroft.</p>
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		<title>Vero o falso? Dal fotomontaggio a photoshop</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Multiverso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calendario]]></category>

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		<description><![CDATA[Conferenza di Angela Vettese Lunedì 30 gennaio 2012, ore 18.00 Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2, Milano Appuntamento per il ciclo di incontri &#8216;Vedo dunque sono&#8217; proposto dall’associazione &#8216;Italia Nostra Onlus&#8217; http://www.italianostra-milano.org]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conferenza di Angela Vettese</p>
<p>Lunedì 30 gennaio 2012, ore 18.00</p>
<p>Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2, Milano</p>
<p>Appuntamento per il ciclo di incontri &#8216;Vedo dunque sono&#8217;<br />
proposto dall’associazione &#8216;Italia Nostra Onlus&#8217;</p>
<p><a href=" http://www.italianostra-milano.org" target="_blank"> http://www.italianostra-milano.org</a></p>
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		<title>Web 2.0: I saperi fanno conoscenza</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 12:05:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Multiverso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Brian Arthur]]></category>
		<category><![CDATA[connessione]]></category>
		<category><![CDATA[digital divide]]></category>
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		<category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category>
		<category><![CDATA[tag]]></category>
		<category><![CDATA[Win Venn]]></category>

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		<description><![CDATA[In uno dei suoi ultimi libri, ‘La natura della tecnologia’ (Codice Edizioni, Torino 2011), Brian Arthur sostiene che, a differenza di quello che si tende a pensare, la tecnologia non è una parte dell’economia ma, al contrario, è lei stessa &#8230; <a href="http://www.multiversoweb.it/incontri/web-2-0-i-saperi-fanno-conoscenza-3221/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="345" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/l4kmWNSbt1s" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="345" src="http://www.youtube.com/v/l4kmWNSbt1s"></embed></object></p>
<p>In uno dei suoi ultimi libri, ‘<a href="http://www.codiceedizioni.it/libri/la-natura-della-tecnologia/#http://www.codiceedizioni.it/libri/la-natura-della-tecnologia/" target="_blank">La natura della tecnologia</a>’ (Codice Edizioni, Torino 2011), Brian Arthur sostiene che, a differenza di quello che si tende a pensare, la tecnologia non è una parte dell’economia ma, al contrario, è lei stessa a determinare il contesto economico entro cui poi noi agiamo sul piano sociale. La tecnologia, quindi, non è solo un semplice strumento, ma si presenta come un ineludibile ‘costruttore’ di contesti. Questa considerazione vale sicuramente per quanto riguarda i processi di apprendimento, soprattutto se ci riferiamo ai ‘nativi digitali’. Per loro, i giovani cresciuti nella rete, Win Venn, dell’Università olandese di Deft, ha introdotto il neologismo di ‘<a href="http://www.ibs.it/code/9788896712016/veen-wim/homo-zappiens-crescere.html#http://www.ibs.it/code/9788896712016/veen-wim/homo-zappiens-crescere.html" target="_blank">homo zappiens</a>’, inserendo le protesi tecnologiche quali elementi oramai inscindibili nella nostra evoluzione umana. Partendo da queste osservazioni, il primo approfondimento con Luca De Biase è stato proprio quello di capire quale possa essere il cambiamento di contesto per un progetto che, partendo dalla forma di rivista cartacea, si è aperto a scenari sicuramente più complessi come quelli offerti dalla rete. In questo senso, cambiando il contesto, cambia anche il modo di rapportarsi con il pubblico, dal momento in cui i contenuti, anche se di nicchia, diventano patrimonio comune non solo condiviso ma spesso ‘rimesso’ in rete attraverso partecipazione e interazione. È la periferia che si fa centro, proprio perché si possono mettere in rete le persone: tutto questo grazie alla tecnologia e, appunto, alla sua capacità di creare nuovi contesti. Del valore dei contenuti si è poi parlato nei termini dell’effetto che possono avere, a seconda delle realtà a cui si riferiscono. In situazioni come quelle dell’esperienza referendaria in Italia, delle primavere arabe nel Maghreb e nel Mashrek o delle ultime elezioni in Russia, la rete esprime sul piano della comunicazione di massa un fatto positivo che porta a una mobilitazione con conseguenze anche rilevanti per i sistemi politici chiusi e autoritari, ma ci sono altre situazioni che presentano, sul piano della differenziazione del pensiero, il problema inverso, quello cioè della tendenziale omologazione di chi la rete la usa. La realtà restituita dai tag è veramente libera o ci costringe a muoversi su binari che, contrariamente alla logica stessa della rete, impediscono una visione aperta e indipendente del mondo in cui viviamo? L’ultima riflessione ha riguardato il ‘digital divide’. Le tante opportunità considerate devono comunque tenere conto dell’ancora bassa percentuale di popolazione mondiale connessa alla rete, che nel 2011 è di poco superiore a 1,6 miliardi sui 7 miliardi complessivi. La questione dell’accesso alla rete è diventata una questione che riguarda i diritti individuali della persona: in Finlandia la banda larga è diventata un diritto riconosciuto dalla legge e in Italia c’è chi, come Stefano Rodotà, propone un articolo bis della nostra Costituzione: «Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale». Per quanto possiamo confidare in un futuro dove tutti saranno connessi, nel frattempo quali sono gli effetti della divisione tra chi può accedere alle opportunità offerte dal sistema e chi ne è escluso o, addirittura, quel sistema subisce?</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="345" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/JOZN07MIO_I" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="345" src="http://www.youtube.com/v/JOZN07MIO_I"></embed></object></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="345" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/QY2MTEMt4SM" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="345" src="http://www.youtube.com/v/QY2MTEMt4SM"></embed></object></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="345" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/hLP0MJ4FDU0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="345" src="http://www.youtube.com/v/hLP0MJ4FDU0"></embed></object></p>
<p>La conoscenza nell’era digitale<br />
<strong>L’esperienza di Multiversoweb: una piattaforma sulla complessità</strong><br />
mercoledì 14 dicembre 2011, ore 17.00<br />
Spazio espositivo del Visionario, via Asquini 33, Udine</p>
<p>con Luca De Biase, giornalista ed editor di ‘Nòva’, Sole 24ore, Alberto Felice De Toni e Davide Zoletto, della redazione di Multiversoweb.</p>
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		<title>Nella mente degli altri. I link dei neuroni specchio</title>
		<link>http://www.multiversoweb.it/articolo-di-apertura/giacomo-rizzolatti-nella-mente-degli-altri-i-link-dei-neuroni-specchio-3025/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 14:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Multiverso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articolo di apertura]]></category>
		<category><![CDATA[link]]></category>

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		<description><![CDATA[Capire le azioni, le intenzioni e le emozioni degli altri è fondamentale per la nostra sopravvivenza ed è alla base dell’intero comportamento sociale. Il nostro cervello possiede un meccanismo che tramite i neuroni specchio (o ‘mirror’) ci consente di comprendere &#8230; <a href="http://www.multiversoweb.it/articolo-di-apertura/giacomo-rizzolatti-nella-mente-degli-altri-i-link-dei-neuroni-specchio-3025/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capire le azioni, le intenzioni e le emozioni degli altri è fondamentale per la nostra sopravvivenza ed è alla base dell’intero comportamento sociale. Il nostro cervello possiede un meccanismo che tramite i neuroni specchio (o ‘mirror’) ci consente di comprendere questi aspetti del comportamento umano, anche senza una mediazione cognitiva. Tale meccanismo, la cui scoperta è una delle più importanti degli ultimi anni nell’ambito delle neuroscienze, ci aiuta a capire a un livello che precede la comunicazione linguistica non solo cosa una persona stia facendo, ma anche quali siano le sue intenzioni.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/31025047?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="560" height="420" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
<p>Vicino/Lontano Sabato 14 maggio 2011 lectio magistralis. A cura di Multiverso. Introdotto da Pietro Enrico di Prampero, coordinato da Angelo Vianello.</p>
<p><strong>Giacomo Rizzolatti</strong>, neurologo e Docente di Fisiologia, dirige il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma. Membro delle più prestigiose accademie scientifiche del mondo, da qualche anno è in odore di Nobel per aver scoperto i neuroni specchio.</p>
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		<title>Vincoli sociali e legami di parentela</title>
		<link>http://www.multiversoweb.it/interviste/vincoli-sociali-e-legami-di-parentela-2191/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 11:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Multiverso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[Relazioni e legami hanno sempre fortemente connotato due istituti che stanno alla base delle nostre società: famiglia e stato. Nel tempo, l’intreccio tra i due ha trovato forme di equilibrio tali da consentire lo sviluppo economico e sociale. È a &#8230; <a href="http://www.multiversoweb.it/interviste/vincoli-sociali-e-legami-di-parentela-2191/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object style="width: 560px; height: 345px;" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="345" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/HlZUt925He4" /><embed style="width: 560px; height: 345px;" type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="345" src="http://www.youtube.com/v/HlZUt925He4"></embed></object></p>
<p>Relazioni e legami hanno sempre fortemente connotato due istituti che stanno alla base delle nostre società: famiglia e stato. Nel tempo, l’intreccio tra i due ha trovato forme di equilibrio tali da consentire lo sviluppo economico e sociale. È a partire da questa riflessione che abbiamo conversato con Gérard Delille, che ha dedicato molte delle sue ricerche ai sistemi di parentela, al loro ruolo nella costruzione dei gruppi sociali, ai loro effetti su conflitti politici e mobilità sociale. Dopo aver introdotto il tema, essendo Delille uno dei maggiori esperti di Storia dell’Italia meridionale nel periodo moderno, gli abbiamo chiesto cosa pensasse della definizione di ‘familismo amorale’ che l’antropologo americano Edward Banfield aveva dato, a metà degli anni Cinquanta, dei rapporti familiari e sociali nel Sud Italia, descrivendoli come tutti rivolti a «massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare», nella certezza che tutti agissero allo stesso modo. Giuramenti, segreti e omertà sono link altrettanto stretti che hanno contraddistinto la nostra storia. Il giuramento, per esempio, è stato uno dei pilastri su cui si è fondata la nostra vita collettiva, sia civile che religiosa. Viviamo oggi in un periodo in cui vincoli così solenni e totali sembrano essere superati da nuove forme di convivenza che tuttavia non sembrano dare risposte altrettanto forti, tanto da chiederci se il superamento della sacralità del giuramento sia da considerarsi un’emancipazione o una struttura da recuperare. Per segreti e omertà, invece, basta pensare ai segreti di stato o alla cultura mafiosa. Tra i primi legami al di fuori della famiglia, con il battesimo, ha avuto anche un ruolo fondamentale il padrinato, con padrini e madrine che hanno influito costantemente nelle relazioni sociali. A proposito di link, infine, l’indizio, per uno storico, sta alla base della ricostruzione di un evento e collegare gli indizi è una delle prerogative del suo valore.</p>
<p>Abbiamo infine chiesto a Delille qualcosa sull’indizio come link alla base della ricostruzione di un evento. Saper collegare gli indizi è, infatti, una delle prerogative del lavoro dello storico.</p>
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<p><strong>Gérard Delille</strong> è fra i più importanti studiosi di storia della famiglia e della parentela in Europa. Parte considerevole delle sue ricerche si è concentrata sull’Italia meridionale, indagando in particolare i rapporti fra proprietà, produzione e organizzazione domestica. Fra gli esiti più noti dei suoi studi, vi è il volume ‘Famiglia e proprietà nel Regno di Napoli. XV-XIX secolo’ (Einaudi, Torino 1988). È stato direttore degli studi per la storia moderna e contemporanea presso la Scuola Francese di Roma, directeur d’Etudes a l’EHESS (Ecole des Hautes Etudes Siences Sociales) di Parigi, Directeur de Recherches al CNRS e infine Professeur a l’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Una delle sue ultime pubblicazione è ‘Famiglia e potere locale. Una prospettiva mediterranea’ (Edipuglia, Bari 2011).</p>
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		<title>Le inchieste che fanno la storia</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Multiverso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli incontri]]></category>
		<category><![CDATA[scarti_abbandoni]]></category>
		<category><![CDATA[clandestini]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Gatti]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo d’inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>È da molti anni che si parla di crisi del giornalismo d’inchiesta, facendone risalire le cause chi a un clima di censura, di bavaglio e di mancanza di libertà e chi alle difficoltà economiche in cui si trovano, sempre di più invischiati, quotidiani, riviste, radio e televisione. Sta di fatto che è sempre più raro trovare giornalisti che sfidano le situazioni più difficili per raccontarci verità nascoste che solo grazie a loro veniamo a sapere. Fabrizio Gatti appartiene a quel genere di inviati che, con le loro inchieste, sono riusciti a farci vedere un mondo per lo più sconosciuto o sempre più edulcorato da un’informazione addomesticata. Dai reportage sulla sanità a quelli sugli appalti pubblici, dalle denunce per smascherare lo sfruttamento criminale del lavoro a quelle sulla disumanità dei viaggi della speranza dei clandestini e delle incredibili condizioni degli immigrati irregolari rinchiusi nei centri di identificazione ed espulsione: sempre in prima persona e in prima linea, sotto falso nome e più volte rinchiuso dietro le sbarre.</p>
<p>Incontro a Vicino/Lontano, Udine, Sabato 17 maggio 2008<br />
Interventi di Fabrizio Gatti, Pierluigi Di Piazza e Loris De Filippi<br />
modera Gianpaolo Carbonetto<br />
Riprese video Kuva</p>
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<p><object style="width: 560px; height: 450px;" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="450" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2BmyowglAl0" /><embed style="width: 560px; height: 450px;" type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="450" src="http://www.youtube.com/v/2BmyowglAl0"></embed></object></p>
<p><strong>Fabrizio Gatti</strong>, inviato del settimanale &#8220;L’Espresso&#8221;, deve la sua notorietà alle numerose inchieste condotte sotto copertura. Nel 2007 ha ricevuto il prestigioso premio giornalistico dell’Unione Europea (Journalist Award) e, nel 2008, il Premio Terzani. È autore di &#8216;Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini&#8217; (Rizzoli-BUR, Milano 2008).</p>
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		<title>Tra paura, identità e localismo: la nuova fragilità dei legami sociali</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Multiverso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le tensioni sollevate dalla presenza degli immigrati hanno molte cause. Tra queste, l’incapacità e l’impossibilità degli Stati nazionali di controllare i flussi, e dei poteri locali di governare i luoghi. Situazione che induce gli individui a focalizzare la propria attenzione, &#8230; <a href="http://www.multiversoweb.it/link/tra-paura-identita-e-localismo-la-nuova-fragilita-dei-legami-sociali-2457/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le tensioni sollevate dalla presenza degli immigrati hanno molte cause. Tra queste, l’incapacità e l’impossibilità degli Stati nazionali di controllare i flussi, e dei poteri locali di governare i luoghi. Situazione che induce gli individui a focalizzare la propria attenzione, e la propria frustrazione, su dimensioni che essi ritengono ancora di poter controllare, come quella locale.</p>
<p>Uno spostamento di sguardo che, unito all’enfasi sulla concezione della sicurezza come incolumità personale e non, anche, come tutela sociale, si traduce nella ricerca di un pretesto contro cui combattere per ricomporre e dare senso all’agire dell’individuo spaesato. L’immigrato è una figura perfetta in questo processo di attribuzione della colpa: è il prodotto visibile, a livello locale, degli effetti della globalizzazione. Il suo arrivo ha sconvolto un mondo che possedeva un proprio centro di gravità – quartiere, paese, città che fosse –, che ne presidiava i confini. Ora quella presenza rende incerti e insicuri sul futuro. Oltretutto l’immigrato viene considerato, a seconda delle circostanze, meno competente, più docile, più esposto: dunque, favorito nella corsa al lavoro in quanto membro di un ‘naturale’ esercito industriale di riserva che, particolarmente in fasi recessive, può diventare concorrente. Nello stupore generale – perché molti si dimenticano persino che il suo lavoro, quando non è ‘in nero’, contribuisce alla fiscalità generale – l’immigrato appare non solo degno di attenzione da parte di agenzie pubbliche ma, come chiunque altro, gode dei servizi del <em>welfare</em>. Infine, ma non certo da ultimo, si comporta da ‘padrone’, perché non si occulta nello spazio pubblico.</p>
<p>Tutte considerazioni che inducono a tracciare un confine inevitabilmente più inafferrabile, ma anche più robusto, verso l’Altro etnico.</p>
<p>L’esclusione, un tempo funzione di competenza delle frontiere esterne, diventa oggi processo interno: nelle coscienze, nell’immaginario, negli spazi urbani. Le nuove frontiere si erigono dentro la città e i paesi, ma anche nelle menti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Un’identità comunque</strong><br />
Di fronte alla nuova fragilità dei legami sociali, alcuni cercano la risposta alle ansie da insicurezza nell’appartenenza identitaria. Ricerca che può sfociare nel tentativo di ricostruire la comunità, o meglio, un particolare tipo di comunità: una comunità impossibile, composta da soggetti totalmente dipendenti dai processi globali, che tentano di trovare radicamento in uno spazio locale che appare loro finalmente gestibile e difendibile dopo i radicali mutamenti indotti dalla globalizzazione. Uno spazio con confini sicuri, marcato visibilmente, nel quale gli ‘estranei invasori’ non possano entrare. Comunità significa, in questa visione, identicità. Significa comunità mondata da ogni differenza, che a sua volta significa esclusione dell’altro. Se la xenofobia è una ‘pratica di costruzione della comunità’, la paura produce, o vorrebbe produrre, ‘comunità’.</p>
<p>Nell’immaginario collettivo della neocomunità lo straniero, figura ostile eretta a simbolo dalla globalizzazione, è sempre ‘alle porte di casa’, è sempre una minaccia. La protezione dell’incolumità a rischio finisce, così, per assorbire e surrogare la difesa dall’insicurezza insicura e dall’incertezza incerta, come ci ricorda Zygmunt Bauman. Spesso questo aggregato difensivo assume la forma di una comunità solipsistica, composta da individui che si raggruppano in forme labili. Lungi dal costituire comunità ‘reali’, tali aggregazioni disperdono e non concentrano l’impulso socializzante, riperpetuando la solitudine di coloro che le animano, uniti solo dall’ossessione della contaminazione e dal consenso verso una strategia di separazione e di accesso selettivo agli spazi collettivi. Strategia che consiste nel rigettare gli altri fuori dal loro obbligato ‘ghetto’: gli estranei, in particolare gli immigrati, le ‘non-persone’ con cui evitare ogni contatto, alla ricerca di quella stabilizzazione somatica che il nuovo rapporto tra flussi e luoghi rende ormai intrinsecamente impossibile alla ‘coscienza dell’occhio’.</p>
<p>L’autodifesa comunitaria che assume volto ‘securitario’, localista o etnico, esprime, oltre che la pretesa di un nuovo tipo di esistenza politica, una palese assenza di spazio pubblico. Simili forme di aggregazione nascono, infatti, anche per effetto della destrutturazione dei contesti collettivi, istituzionalizzati e centralizzati, di identità che, nel tempo della modernità liquida, svuota il luogo occupato in precedenza dalla politica. Svuotamento favorito dalla lunga egemonia di dottrine che veicolano l’idea dello ‘Stato minimo’ e quella della superiorità del mercato sulla <em>polis</em>, privilegiando il consumatore a scapito del cittadino.</p>
<p>La globalizzazione accentua il processo di spoliticizzazione. Nello spazio in cui operano il capitale, la finanza, l’informazione globale, non esistono istituzioni di governo e nemmeno ‘cittadinanza’. Mentre il concetto di potere globale indica una realtà tanto inafferrabile quanto concreta nella sua deresponsabilizzata capacità di produrre decisione, quello di ‘cittadinanza globale’ resta vuoto. Il potere globale si separa dalla politica, fluisce e si muove liberamente, mentre le istituzioni restano vincolate al territorio, ma senza quella capacità di incidere che avevano in passato.</p>
<p>Lo sguardo localistico è, anche, il tentativo di riempire questo vuoto; anche perché in quella dimensione la sicurezza, o almeno un aspetto di essa, sembra finalmente a portata di mano. Individuare colpevoli visibili, ritenuti i maggiori responsabili del caos e della frammentazione sociale causata dall’accelerazione globale e dalle sue ‘conseguenze secondarie o irriflesse’, permette da un lato di sfuggire a un crescente senso di impotenza; dall’altro, di cercare di riscrivere il patto che lega una comunità al territorio, stabilendo un nesso tra politica e responsabilità – anche se l’ordine locale sembra funzionare esclusivamente come ordine pubblico, fatto valere essenzialmente verso le ‘nuove classi pericolose’, nelle quali gli immigrati sono collocati ascrittivamente.</p>
<p>Nel momento in cui i cittadini appaiono frastornati dalla crisi di sovranità degli Stati nazionali e dalla loro incapacità di affrontare fenomeni su scala globale, ‘fare qualcosa’ a livello locale sembra ricostruire, attraverso una nuova regolazione normativa disciplinare che ha come oggetto gli immigrati, un legame qualsiasi. In realtà la rifondazione del potere locale a partire dall’antagonismo nei confronti dello straniero non risolve alcun problema. Nessuno può promettere un’esistenza sicura agli insicuri, tanto meno un futuro certo attraverso l’uso della politica come <em>ars persecutoria. </em></p>
<p>La ricerca di un’identità collettiva che offra sicurezza nell’era dell’insicurezza passa, dunque, anche per l’illusorio tentativo di ricostituire una comunità essenzialmente pulita da ogni diversità, nonostante di quell’ipotetica comunità non siano più definibili nemmeno i confini. Le neocomunità reattive hanno poco in comune con le ‘comunità locali’ del passato; il territorio non è più luogo dello spirito comunitario ma, semmai, bacino di raccolta di individui privi di radicati legami reciproci. Gli spazi locali hanno perso la capacità di generare e imporre significati all’esistenza. Essi vengono a dipendere da decisioni prese altrove, sottratte ai vincoli locali.</p>
<p>La ricerca dell’identità a partire dal localismo fattosi disciplinare si rivela, dunque, un illusorio tentativo di restaurare un equilibrio perduto. Quelle identità neocomunitarie, che si presuppongono naturalmente condivise, sono, in realtà, sottoprodotti di un’attività artificiale di definizione di confini. Ogni tentativo di ricostruzione produce, al massimo, un surrogato di comunità, che placa solo temporaneamente le ansie individuali e collettive generate dai processi di trasformazione globale. Anche se, in presenza di attivi imprenditori della xenofobia, questa mobilitazione scatena effetti politici da non sottovalutare.</p>
<p>© Riproduzione riservata</p>
<p><strong>Renzo Guolo</strong> è docente di Sociologia dei processi culturali presso l’Università<br />
di Padova. È considerato uno dei massimi esperti italiani di fondamentalismo islamico. Fra le sue ultime pubblicazioni, ‘La via dell’Imam. L’Iran da Khomeini ad Ahmadinejad’ (Laterza, Roma-Bari 2007), ‘Potere e responsabilità. Obama, l’Islam e la comunità internazionale’ (con A. Caffarena, Guerini e Associati, Milano 2009)<br />
e ‘Identità e paura: gli italiani e l’immigrazione’ (Forum, Udine 2010).</p>
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