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Novella Cantarutti. Il cuore è nato in queste lavine

a cura di Augusta Eniti

Novella Cantarutti appartiene alla generazione di letterati che, alla fine della seconda guerra mondiale, si dedicò all’uso della propria lingua, in poesia e in prosa, e allo studio della vita tradizionale friulana, nella varietà e nella complessità dei suoi campi, dell’oralità del costume, alle consuetudini. Nella sua scrittura usa sempre la varietà del friulano occidentale che si parla a Navarons, in val Meduna, patria della madre e sua; il paesaggio umano e fisico di navarons costituisce spunto e motivo di creatività e anche oggetto prevalente di ricerca e studio etnografico. Nel 2007, per la casa editrice Forum, è uscita una videointervista, curata da Augusta Eniti per la regia di Paolo Comuzzi, da cui proponiamo qualche estratto che ci introduce nel mondo e nella poesia della Cantarutti, che così comincia la sua testimonianza: «Io appartengo, in ogni senso, a un luogo, al luogo di mia madre […], ma fanno parte di me il paesaggio umano e il paesaggio fisico, paesaggio della montagna. Io mi sento come innestata quasi come, potrei dire, come una pianta, dico male a dire pianta, perché io sento la roccia oltre che il prato, sento la roccia e l’acqua, sento questo verde magro della mia montagna…».

Novella Cantarutti è nata a Spilimbergo (PN) nel 1920. Ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Navarons, in Val Meduna. È stata insegnante di letteratura italiana negli istituti superiori di Udine, dove è venuta a mancare nel settembre 2009. I suoi primi testi poetici escono nel 1952 e sono frutto dell’esperienza di un’autrice che condivide le esigenze innovatrici espresse sia da Pier Paolo Pasolini nell’‘Academiuta di lenga furlana’, che da Giuseppe Marchetti. Nel 1989 raccoglie i versi pubblicati in precedenza e gli inediti nel volume ‘In polvara e rosa’ (In polvere e in fiore) mentre le prose appaiono in ‘Sfueis di chel âtri jeir’ (Fogli di un altro ieri), del 1997. Recente il volume di poesie ‘Clusa’ (2004). Un volume di prose italiane, ‘Segni sul vivo’, è del 1992. Tra i numerosi contributi riguardanti la vita tradizionale ha curato, con Giuseppe Bergamini, il volume ‘Spilimbèrc’ (Spilimbergo) (1984) e la monografia ‘Commun di Frisanco’ (1995). Nel 1988 è uscito La collezione Perusini: ori, gioielli e amuleti tradizionali, in collaborazione con Gian Paolo Gri. Nel 2001 ha curato la ristampa, arricchita, di ‘Oh, ce gran biela vintura’!…, testi di tradizione orale tra il Meduna e le convalli, che raccoglie i frutti di indagini condotte a partire dal 1946. Di recente ha ripreso ed ampliato le leggende dei castelli nel volume ‘Raccontare di castelli in Friuli’ (2002).

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