Pubblicato in: Vetrina corpo /

Federico Tavan: segni particolari nessuno

A cura di Augusta Eniti. Regia di Paolo Comuzzi.

«Scrivevo in italiano perché quando si andava a scuola in Andreis le maestre ci picchiavano e ci insegnavano che parlare la nostra lingua era peccato e si andava all’inferno […]. Poi ho scritto in andreano: l’andreano è una lingua bella, piena di miele […]. E inoltre l’italiano non lo so. Conosco solo sessanta parole, sono costretto ad andare giù a Montereale per conoscerne di nuove; l’ultima è stata ‘ossimoro’. Ma ho già dimenticato che cosa significa. Fino a qualche anno fa scrivevo poesie nudo davanti allo specchio. Riempivo i cassetti e le tasche di poesie. Poi, grazie a qualche buona persona, le ho pubblicate. Ho continuato perché in Andreis d’inverno le notti sono lunghe e fredde. […] Scrivo perché mi piacciono le parole: albero, cane, fagiolo, zucca… io le parole le mangerei» (Federico Tavan).

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