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La storia tra politica ed economia

Intervista a Maurice Aymard

Nel 2004, poco prima di rimanere ucciso in un attentato, lo storico e giornalista libanese Samir Kassir pubblicò in Francia un pamphlet che nella traduzione italiana uscì con il titolo ‘L’infelicità araba’ che, secondo l’autore, consisterebbe nell’impotenza, da parte del popolo arabo, di “essere” dopo “essere stati”. Da intellettuale, Kassir invitava gli arabi a mettersi in discussione per riprendere un discorso da troppo tempo interrotto. La primavera araba è oggi una, forse parziale, risposta al suo monito. In quest’ultimo anno, la reazione all’assenza di un nuovo progetto di società ha riempito le piazze dal Maghreb al Mashrek, arrivando a contagiare, Madrid per prima, anche molte piazze occidentali che si sono sentite altrettanto escluse, frustrate, impoverite e senza speranza. Ne abbiamo parlato con Maurice Aymard, storico che a lungo si è occupato nei suoi studi di Europa e di Mediterraneo chiedendogli se oggi si possa parlare di ‘infelicità occidentale’ o, per un sorta di comune destino, di ‘infelicità del Mediterraneo’. Quel nostro mondo, tra Mediterraneo ed Europa, per molti secoli, è inoltre ruotato intorno agli stati nazionali. Oggi sembrerebbe che la politica sia stata confiscata dalla finanza e così, per esempio, si è arrivati al punto che la Banca centrale europea, spesso criticata per la sua eccessiva indipendenza, fissi lei gli obiettivi che i singoli stati dovrebbero raggiungere. La Bce è diventata così il bersaglio delle critiche degli ‘indignados’ di tutta Europa che, da cittadini, denunciano la totale mancanza di rappresentanza nelle scelte non solo monetarie ma anche di politica economica. Economia e politica sono strettamente collegate tra loro tanto che Thomas Sargent e Christopher Sims, nobel per l’economia 2011, partendo dal fatto del loro reciproco condizionamento (da una parte l’economia può determinare le decisioni politiche e dall’altra la politica può influire sulla crescita economica), sostengono che entrambe – economia e politica – subiscono a loro volta l’influenza delle aspettative dei singoli cittadini, in particolare dei privati, cardini dell’economia capitalistica: le aspettative appaiono, dunque, come motore della società. Dall’economia alla memoria: «una cosa è il ricordo, altra cosa è ricordare…», così, in una sua poesia, il poeta spagnolo Antonio Machado. Pur tenendo conto di tanti altri massacri, anche recenti o recentissimi, dalla shoah ai gulag, dal Ruanda all’ex Jugoslavia, la colonizzazione è stata il genocidio più grande di tutti, eppure si continua ancora oggi a celebrare il Columbus Day. Il passato viene spesso utilizzato per cogliere e valorizzare solo gli aspetti che possono servire a scopi contingenti e di condizionamento dell’opinione pubblica. Nella società, che ruolo può avere la storia nei processi di pacificazione e di riconciliazione e come si conciliano memorie diverse? Esiste una pratica per mettere in relazione storia, verità e giustizia?

Infine, un riferimento alla metodologia del lavoro dello storico. Recentemente, in relazione all’utilizzo delle fonti documentarie, Maurice Aymard ha ricordato quanto ebbe ad affermare Lucien Febvre nella sua prima lezione al Collège de France: «i testi, sì, però tutti i testi” aggiungendo subito dopo «i testi, sì, però non soltanto i testi”, intendendo, con questo, la necessità, da parte dello storico, di avvalersi di tutti i media che, in modo diverso, registrano e quindi documentano il vissuto degli uomini (voci, musica, foto, cinema). Oggi la Rete è diventata un medium attraversato da innumerevoli contenuti e sulla sua attendibilità si sono espresse molte cautele: da una parte luogo e impulso di partecipazione, dall’altro filtro del potere e della propaganda. Che tipo di fonte è, per uno storico, Internet?

Maurice Aymard, nato a Tolosa nel 1936, è uno dei massimi storici francesi, specializzato in storia economica e sociale in età moderna e contemporanea. Autore di numerose pubblicazioni sul Mediterraneo e in particolare sull’Italia, ha curato per Einaudi il quinto volume della Storia d’Europa e ha co-diretto una storia della Sicilia dopo l’unità d’Italia. È stato amministratore della Maison des Sciences de l’homme e professore di Storia moderna all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi.

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