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Viviamo quasi più di energia che di cibo

L'intervista a Luigi Costato

In questo periodo di crisi, uno dei temi centrali è quello della scarsità delle risorse che si traduce anche, sempre più spesso, nel problema del contemperamento tra esigenze energetiche e fabbisogno alimentare. L’impiego di terreni agricoli a fini energetici, infatti, potrebbe far riemergere il problema della ‘food security’, ovverosia dell’approvvigionamento alimentare. Ne abbiamo parlato con uno dei maggior esperti di diritto agrario italiano e comunitario, il prof. Costato, con il quale ci siamo soffermati su alcuni dei problemi che stanno emergendo nel nostro pianeta. Uno di questi è l’utilizzo, in agricoltura, degli ogm. Com’è noto, il Friuli è stato al centro di una vicenda di disobbedienza civile. Paradossalmente i ‘disobbedienti’ dei centri sociali e alcuni esponenti di movimenti ambientalisti e della sinistra radicale hanno indossato i panni dei conservatori, mentre un imprenditore agricolo si è reso protagonista di un’azione considerata fuorilegge. La contesa è derivata dal fatto che in due terreni di sua proprietà, l’imprenditore aveva seminato una varietà di mais geneticamente modificata, il Mon 810, compresa tra quelle il cui impiego è ammesso dalla legislazione europea. Recentemente, a livello europeo, si è iniziato a discutere del possibile riconoscimento a favore degli Stati membri della facoltà di ricorrere a motivazioni ambientali per il mantenimento di un’adeguata biodiversità al fine di limitare o vietare la coltivazione sui propri territori di piante geneticamente modificate anche se autorizzate dall’Unione stessa. La discussione che si è aperta non riguarda solo un’ottica localistica: se in Italia la disputa è se siano sconsigliabili colture estensive sia per le caratteristiche morfologiche che per il mantenimento della tipicità dei prodotti, in altre parti del mondo questa politica agricola di standardizzazione invece di essere una soluzione parrebbe invece risultare la prima responsabile del problema della fame in tante aree depresse.

Quando si ragiona di sicurezza alimentare in termini di approvvigionamento sufficiente al soddisfacimento delle esigenze alimentari, si fa sempre riferimento al cibo. Ma anche il problema dell’acqua rappresenta, attualmente, sul piano delle risorse, una delle maggiori preoccupazioni. In tale ambito, la richiesta dell’industria si affianca a quelle dell’agricoltura, oltre che a quelle della consumazione domestica e della produzione di energia. Solitamente, infatti, non si considera mai abbastanza quanta acqua venga consumata nelle produzioni industriali e agricole.

E ancora, sempre in relazione alle politiche agricole: l’annoso problema delle quote latte che alla fine ha ostacolato l’economia locale, l’agricoltura biologica, i prodotti a chilometro zero e ha invece favorito le importazioni di latte, trasformandosi in un vero capestro per i piccoli produttori; e il problema della distribuzione in agricoltura che, a causa di numerosi passaggi, contribuisce ad arrivare ad aumenti fino a venti volte, con il risultato che troppi prodotti ortofrutticoli restano, non raccolti, nei campi. L’offerta è così bassa da non coprire il costo della manodopera dei raccoglitori. Ma è solo un problema di distribuzione?

Luigi Costato è uno dei massimi esperti di diritto agrario italiano e comunitari, con una lunga esperienza sia nell’insegnamento che nell’imprendotoria. Il suo nome è legato all’Università di Ferrara dove ha insegnato per un lungo periodo. È stato per tutti gli anni ’90 presidente dell’Associazione mugnai e pastai d’Italia; nello stesso periodo, per 4 anni, vicepresidente di Federalimentare. Ha scritto oltre duecento fra articoli, voci di enciclopedie e note a sentenza nonché molti volumi dedicati in prevalenza al diritto comunitario.

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