Pubblicato in: n. 04 Colore /

Editoriale ‘Colore’

di Andrea Csillaghy

Colore è tutto il pianeta, la natura, l’umanità. Colore è un versamento di emozioni: le esprime, o le provoca, e le media. Ognuno di noi ha i suoi colori, che gli stanno bene, sul corpo e nell’anima. Quando nell’Ancien Régime, compiuta qualche impresa meritoria, la si fissava in uno stemma nobiliare o araldico (erano le griffes o ‘firme’ di quei tempi, poiché nulla veramente si crea e nulla si distrugge ma tutto ritorna), i colori vi consacravano valori vincolanti per i discendenti. Poi spesso traditi, come i colori-valori delle casate, dinastie, nazioni. Simboli permanenti, eterni ma fluidi, che mutano e scivolano via, secondo stagioni piccole o grandi. Di qui forse l’anarchia, la gratuità frivola, la ridda odierna e l’uso molte volte casuale dei colori nel design, nella moda, ma anche nell’urbanistica o nelle simbologie di appartenenza e nelle fedi.

Eppure, eppure, sempre di nuovo capaci, i colori, di veicolare messaggi inaspettati, incitare nuove emozioni, dare e dare inesauribilmente perché sono architetti del mondo e connotati della vita. Una giostra che riprende continuamente, instancabile, a ruotare.
Infatti mondo, natura e specie hanno una durata più lunga delle casuali decadenze che attraversano.

E allora, grazie a un colore o al suo nome, usato come metafora, simbolo, metonimia, sotto la scorza di una vita effimera, arlecchinesca, si cela o scopre una vita profonda, legata a istinti permanenti, inconscia e biologicamente salda, con la sua consistenza cromatica che anima e condiziona l’io e le sue esistenze: la vie en rose, le ciel bleu, una bella bionda, il vino nero, la gioia, l’amore, il lutto. Il kök, antico turco di ‘celeste e divino’ che scende dal cielo per farsi khan e pastore di popoli; il sarig, giallo colore dell’oro regalato alle sabbie, ai fiumi ‘gialli’, agli imperi fino a Bisanzio e ai re e ai Papi; il kara, o nero, degli eroi, delle eroine e dei mostri mongoli loro nemici; il bianco argenteo del bielo slavo per le grandi mura dei bastioni, torri di pietra erette con il favore di Dio per custodire e difendere. Tutti stanno lì a guardia del pianeta a significarvi l’uomo nei millenni.

E così il guazzabuglio si salda con l’ordine, l’effimero trascorre in permanente, la ridda anarchica del variopinto e le gradazioni infinite conservano e trasmettono la lezione con cui la natura ci ha insegnato a distinguere, a separare, a provare e riprovare, accompagnando la conoscenza con emozioni diverse, dal rosso batticuore, al blu profonda calma, al nero.

In questo numero di «Multiverso» guardiamo quest’altra faccia attuale del nostro mondo, dai rossi ai neri, dai gialli, bianchi e verdi agli azzurri, passeggiando da Darwin alla Piazza rossa, dalle baraccopoli alle azalee e alle rose dei giardini, dove Adamo ed Eva incontrarono i colori che lasciarono come ricchezza a tutte le civiltà. I colori di cui le donne – più degli uomini – sono le più sapienti ministre e sacerdotesse.

© Riproduzione riservata

Andrea Csillaghy

Andrea Csillaghy è docente di Lingua e letteratura ungherese presso l'Università di Udine. Studioso di linguistica di lingue europee ed asiatiche, si occupa di problemi e teorie didattiche delle grandi lingue moderne.

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