Pubblicato in: n. 05 Svelo /

Editoriale ‘S/velo’

di Andrea Csillaghy

Velo, velare, svelare, rivelare, velatamente, veletta, velame e velina, ma anche secondo alcuni vela, velivolo, veliero, sono una non grande famiglia di termini che traggono origine da una antichissima tessitura di fibre leggere; esse forniscono una stoffa in genere delicata che nei millenni ha acquisito applicazioni e suggerito metafore duttili, morbide, semitrasparenti e insidiose, ma dai valori simbolici ingombranti come macigni. Conquista o sacrificio, come si mostra in questo numero di «Multiverso», la metafora del velo confina con la morte e le appartiene l’idea di scomparsa: non c’è più. Nella Roma repubblicana la struggente storia dei Decii racconta dei consoli andati in battaglia calandosi il velo pontificale sugli occhi, che votano la vita agli dei inferi per la salvezza della Res publica. Come ora…

Segno di sottomissione, di un ‘votarsi a’, il velo indica però appartenenza, voti, identità, privilegio, esibiti o, per contrappunto, celati, occultati.

Perciò si è sempre visto qualcosa di sacrilego o dissacrante nello svelare (da dis-velare, con la particella preverbale dis- che indica il senso contrario) oppure nel rivelare (con l’altra particella ri-, dal latino re-, anch’essa indicante un senso opposto, prima che una ripetizione come in re-spingere, ri-nunciare ecc.).

Eppure una rivelazione è anche un risorgere – morte e vita vi si toccano – e quando cade un velo di superstizione, di ignoranza, di mistero, di negazione, di morte, di colpo balugina, riappare, riesplode la vita, la conoscenza, la comprensione. Velo sì, velo no. Conservazione di identità, salvaguardia di preziosa privatità come piuttosto pare suggerire (non prescrivere!) anche il Profeta, diritto di non mettere in piazza ciò che non vogliamo, di ‘stendere un velo pietoso’ quando sentiamo che il malgarbo impudico e trionfante invade e minaccia con la volgarità della incomprensione? O la gioia di intuire ciò che traspare appena «sotto ’l velame de li versi strani» come suggerisce Dante? O l’illuminante e illuministico piacere del rivelare, svelare inutili e ingombranti, arcaici e anacronistici misteri? Questi gli itinerari percorsi in questo numero in un intenso andare e venire, alle prese coi sensi del nostro mondo attuale. Dunque felice slalom fra veli, velami e rivelazioni ai nostri lettori.

© Riproduzione riservata

Andrea Csillaghy

Andrea Csillaghy è docente di Lingua e letteratura ungherese presso l'Università di Udine. Studioso di linguistica di lingue europee ed asiatiche, si occupa di problemi e teorie didattiche delle grandi lingue moderne.

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