Pubblicato in: n. 07 Corpo /

Editoriale ‘Corpo’

di Andrea Csillaghy

«Chi è costei che avanza come l’Aurora, bella come la luna, vivida come il sole, e terribile…?».
Così si chiede il Coro nel Cantico dei Cantici della Bibbia, un testo antico che enumera più di una volta – risplendenti, occhieggianti, gloriose – le lucentezze, i profumi, le meraviglie incantevoli del corpo di lei o del corpo di lui, insomma del corpo umano (fisico o metafisico?).

Questa lode è sorta probabilmente negli stessi secoli in cui attorno al bacino del Mediterraneo si mitizzava e adorava il corpo di Grazie, dee, dei e semidei bellissimi. Su tale concezione calò da Platone e Aristotele ai neoplatonici e agli esegeti e mistici cristiani una mannaia costrittiva e svalutativa che fece del corpo, per secoli e secoli, un povero asino da soma dell’Anima, un carcere, o il ‘mantello di carne’ – secondo taluni apologisti – dello spirito. Come tale – quest’idea è dura a morire – forse era assai più facile e giustificato malmenarlo, torturarlo, avvilirlo, tatuarlo e marchiarlo, corromperlo, prostituirlo, umiliarlo e assassinarlo.

La serenità biblica e olimpica verso il corpo è persa per sempre, anche se il suo culto è rinato e le sue fortune sono assai promettenti.
Per chissà quali Grazie, oggi, l’incanto dinanzi al corpo – sia pure strumentalizzato – si è ritrovato. Esso non è più soltanto un donum dei, un regalo temporaneo e perituro del Cielo, ma è tornato ad essere, alle nostre latitudini, oggetto di cure e attenzioni, preoccupazioni e angosciate ricerche, e rivendicazioni. Ed è un valore centrale nella società affluente.

Ma in barba alla chirurgia estetica, ai trapianti di organi, questo corpo resta fragile, vittima comunque del tempo e delle cattive intenzioni, sospetto per ciò che nasconde dei suoi destini genetici; resta fonte per molti più di trepidazioni che di gioie, e non regala mai una felicità proporzionata alle sterminate cure che la nostra epoca gli dedica.
Eppure, quando è amato, accudito, posseduto nella sua multiversatilità, è un corpo che ci regala davvero – sia pure a volte solo per qualche istante – il senso tutto umano della perfezione della vita terrena.

© Riproduzione riservata

Andrea Csillaghy

Andrea Csillaghy è docente di Lingua e letteratura ungherese presso l'Università di Udine. Studioso di linguistica di lingue europee ed asiatiche, si occupa di problemi e teorie didattiche delle grandi lingue moderne.

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