Pubblicato in: n. 07 Corpo /

Il patrimonio intangibile dell’umanità virtuale

di Mario Gerosa

Dopo qualche anno dall’affermazione dei mondi virtuali, ora che gli universi sintetici hanno una presenza e una personalità consolidate, si possono cominciare a fare dei bilanci, cercando per esempio di capire quali siano gli elementi del metaverso che andrebbero salvaguardati.

Nel 2006 ho lanciato la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico virtuale (http://mariogerosa.blogspot.com/2006/07/convention-is-back.html), mettendo l’accento sulla necessità di contemplare un progetto per la conservazione di beni effimeri, che rischiano di scomparire dall’oggi al domani per varie cause, per esempio perché un residente di ‘Second Life’ si stufa della fisionomia della propria isola e vuole cambiarne radicalmente l’immagine.
La Convenzione propone un piano per la salvaguardia piuttosto articolato, che si contrappone alla convinzione di chi sostiene che per aver memoria di un’architettura virtuale bastino le registrazioni dei dati sui server, o ancora, sia sufficiente un buon archivio fotografico relativo a un certo manufatto virtuale. Ebbene, fin dall’inizio ci si è resi conto che un simile approccio è riduttivo: non basta avere una buona documentazione di una certa architettura, ma bisogna anche e soprattutto sapere come questa viene o veniva vissuta dagli altri residenti. I mondi virtuali sono strettamente legati alla cultura partecipativa e quindi, anche quando si parla di spazi, di luoghi, di architetture, non si può prescindere dalle modalità con cui questi sono vissuti dal gruppo, dalla community. Anzi, non di rado spazi e architetture virtuali esistono proprio grazie al gruppo: si potrebbe azzardare un ‘habito ergo sum’, dove il latino ci viene in soccorso, offrendo all’abitare anche un senso di possesso, fondamentale in ambito virtuale, dove tutto tende a sfuggire (per inciso, è questa una delle ragioni per cui in mondi come ‘Second Life’ si usano piercing e collari: al di là della moda fetish, si suggerisce il desiderio di fermare e di trattenere corpi altamente effimeri, in potenziale dissoluzione).

La community che frequenta un luogo o un’architettura la legittima, la rende viva, la fa esistere. La stessa cosa avviene per l’arte di ‘Second Life’, con le opere fotografiche presentate nelle pagine di ‘Flickr’: opere che assumono una consistenza, che cominciano a esistere, nel momento in cui altri residenti le commentano, realizzando ancora una volta un progetto partecipativo che non può esimersi da quei commenti, che non sono semplice corredo ma parte fondante dell’opera, in un contesto di web 2.0.
Questa premessa per dire che nei mondi virtuali, più ancora delle icone visive, siano esse architetture o ritratti, sono importanti gli eventi e i rituali che si legano a quelle icone.

A questo punto, sarebbe opportuno capire e valutare quali di questi momenti aggregativi rivestano un certo interesse, in modo da poter proporre un eventuale piano per la loro salvaguardia.

Per quanto riguarda il mondo reale, l’Unesco ha stilato una ‘Lista dei capolavori del patrimonio orale e intangibile dell’Umanità’ (http://www.unesco.org/culture/ich/index.php?pg=00053), affiancando così agli elenchi di architetture e di luoghi da proteggere anche una serie di preziose testimonianze culturali immateriali. Si va dal Carnevale di Binche, in Belgio, alle espressioni orali e grafiche delle comunità amazzoniche Wajapi, dalla musica Shashmaqom in Tajikistan, al teatro Mak Yong della Malesia. Oltre a ciò, sono presenti nella lista vari ‘spazi culturali’, luoghi non necessariamente definiti a livello urbano ma che attengono a un corpus ben definito di usi e costumi.

Un approccio di questo genere appare il più appropriato per la salvaguardia delle complesse culture dei mondi virtuali, soprattutto quando si parla di spazi culturali. Tale metodologia, emersa nel corso di un dialogo col professor Francesco Francioni durante una conferenza all’European University Institute di Fiesole, potrebbe aiutare a comprendere nel modo più attento le culture che si stanno sviluppando nei mondi virtuali, non limitandosi a enucleare esclusivamente i prodotti di tali culture.

Non è un caso che recentemente i mondi virtuali siano studiati soprattutto da due categorie di persone: gli esperti di antropologia culturale e gli specialisti del marketing. Da due prospettive diverse si analizza il concetto dell’evento, che può essere considerato sia dal punto di vista puramente sociale, sia con riferimento alle sue implicazioni commerciali.

La prima cosa che ci si chiede è se questi eventi rivestano veramente un certo interesse, al punto di essere candidati in un futuro prossimo a un programma di salvaguardia come quello dell’Unesco. Insomma, è possibile ravvisare negli universi sintetici testimonianze degne di essere annoverate come parti di un nuovo patrimonio intangibile?

Per il momento è difficile rispondere a questa domanda. Fino ad ora scarseggiano gli studi sulle icone visive di riferimento (architetture, sim, oggetti di design, opere d’arte, gadget) dei mondi virtuali e, a maggior ragione, è difficile strutturare un discorso o elaborare un atlante delle communities che ad esse si ricollegano.

In alcuni studi vengono evidenziati anche gli eventi che, per esempio in ‘Second Life’, vanno dalla sfilata di moda alla conferenza sulle culture digitali, dal matrimonio celebrato nel mondo virtuale al concerto di musica live, trasmesso in streaming. Emergono quindi le principali tipologie di eventi, ma non saltano ancora agli occhi dei rituali così originali da essere presi in considerazione per una lista dedicata al patrimonio intangibile. Ciò non significa che manchino i presupposti per elaborare un elenco di questo tipo; vuol dire piuttosto che bisognerebbe approfondire ulteriormente la conoscenza e la divulgazione degli eventi programmati negli universi sintetici, con un lavoro puntuale di monitoraggio, simile a quello intrapreso anni fa da Edward Castronova con le ‘Kuurian Expeditions’, spedizioni scientifiche per documentare le culture nate nei mondi virtuali.

Per il momento prevalgono gli studi che offrono una panoramica generale sugli universi sintetici e propendono per una riflessione di massima. Adesso si entrerà nella fase successiva, quella dello studio in profondità dei singoli fenomeni, e allora si comincerà a capire se un rituale della ‘Shivar Tribe’ o addirittura la presentazione della nuova ‘Lancia’ in ‘Second Life’ possano rivestire un carattere di unicità, al punto da essere presi in esame per un ipotetico elenco di un patrimonio intangibile virtuale.

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Mario Gerosa

Mario Gerosa, giornalista, studia da anni le architetture immaginarie e i mondi virtuali. Nel 2006 ha lanciato la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio architettonico virtuale e ha fondato 'Synthravels', la prima agenzia di viaggi per compiere tour nei mondi virtuali. Fra le sue pubblicazioni 'Mondi virtuali' (con Aurélien Pfeffer, Castelvecchi, Roma 2006), 'Second Life' (Meltemi, Roma 2007), 'Rinascimento virtuale' (Meltemi, Roma 2008) e 'Nuovi turismi' (con S. Magro, Morellini, Milano 2011). È stato curatore della mostra 'Rinascimento virtuale. L’arte in Second Life e nei virtual worlds' (Museo di Storia Naturale, Firenze 2008).

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