Pubblicato in: n. 12 Margine /

De-marginalizzare l’unione mutuale: un’alternativa di partnership al paradigma di dominio

di Riane Eisler

I progressisti non sono riusciti ad offrire un’alternativa a ciò che viene propagandata come la ‘morale’ in famiglia e nei rapporti sessuali – e lo stiamo pagando caro. I progressisti sono a loro agio nel discutere su ciò che è giusto o sbagliato nella vita pubblica, piuttosto che in quella privata. Sicuramente il degrado ambientale e il sempre maggiore divario fra ricchi e poveri sono questioni morali molto serie; ma la psicologia dimostra quanto le relazioni familiari influenzino profondamente quello che viene considerato normale e morale in tutte le relazioni. Questi rapporti intimi condizionano il modo in cui le persone pensano e agiscono, personalmente e politicamente; condizionano il modo in cui votano e le politiche che sostengono.
Per poter costruire una cultura di giustizia, sicurezza e democrazia, abbiamo bisogno di famiglie dove donne e uomini sono partner in modo ugualitario, dove figli e figlie imparano ad agire in modo responsabile poiché un comportamento irresponsabile porta a conseguenze negative, dove imparano ad aiutare e persuadere piuttosto che ferire e obbligare, dove vengono incoraggiati a pensare in modo interdipendente e interconnesso [Si noti che Eisler usa il termine equalitarian (ugualitario), anziché il più comune egalitarian (egualitario). Questo perché egualitario tradizionalmente indicava soltanto l’uguaglianza tra uomo e uomo (come testimoniano, oltre alla storia moderna, gli scritti di Locke, Rousseau, e altri filosofi dei ‘diritti dell’uomo’). Ugualitario sta a indicare le relazioni sociali in una società mutuale, in cui alle donne e agli uomini (nonché al ‘femminile’ e al ‘maschile’) si attribuisce uguale importanza. Ciò spiega perché questo modo di dire si stia diffondendo tra le femministe. N.d.T.]. Come possiamo pensare che persone cresciute in famiglie dove gli uomini sono considerati superiori alle donne e i bambini e le bambine imparano presto che se mettono in discussione l’autorità verranno severamente puniti/e possano votare leader che promuovono politiche di relazioni di mutuo rispetto, responsabilità, equità e non violenza? Se la gente crede che queste gerarchie di dominio sono decretate da Dio nelle nostre relazioni più basilari, come possiamo aspettarci che costruiscano società che siano veramente ugualitarie, pacifiche e democratiche?
Ogni movimento progressista moderno ha sfidato le tradizioni di dominio e violenza che una volta erano giustificate dalla ‘morale’ – dal ‘diritto divino’ dei re di dominare i loro ‘sudditi’, al ‘diritto divino’ delle ‘razze superiori’ di dominare quelle ‘inferiori’ e anche al presunto ‘diritto decretato da Dio’ degli uomini di dominare donne, bambini e bambine nel ‘castello’ della loro casa. In ogni modo il grosso dell’energia e delle attenzioni si è focalizzato sullo smantellare la cima della piramide di dominio: i rapporti economici e politici; invece si è dedicata troppa poca attenzione a cambiare le fondamenta sulle quali questi sistemi di dominio – sia secolari che religiosi – continuano a ricostituirsi: i rapporti fondanti e fondamentali fra genitore e prole e i rapporti di genere.
Questa marginalizzazione dei rapporti umani più fondanti e formativi è stata disastrosa. Per costituire solide basi per un mondo equo, di cura e veramente ‘morale’, le tradizioni di violenza e dominio nella famiglia e nei rapporti sessuali perpetrati sotto le vesti di una moralità religiosa devono essere riconosciuti e cambiati in tutto il mondo.

Due tipi di morale
La moralità e la religione sono parole molto cariche, dal punto di vista emotivo, di connotazioni sia positive che negative. I progressisti in gran parte le hanno evitate perché venivano spesso usate per giustificare l’intolleranza, l’ingiustizia e la violenza. Insistere sul fatto che ogni cosa è ‘relativa’, però, come alcuni progressisti fanno in nome del post-modernismo, è uno standard molto negativo, che non ci dà la possibilità di considerare i principi fondanti alla base dei diritti umani. Dal momento che la gente ha bisogno di ‘standard’, troppo spesso viene riportata alla vecchia ‘moralità’ con il suo doppio standard rispetto a coloro che detengono il potere e coloro che non ce l’hanno.
Riformulare i contorni e i margini di una discussione sulla moralità non significa rifiutare la religione; significa valorizzare quegli elementi nella religione che sostengono la cura, la non violenza e l’equità, e rigettare quelli che giustificano (ed esaltano) il dominio, la violenza e l’ingiustizia – a partire dai nostri rapporti primari.
L’ironia è che coloro che ci stanno riportando indietro verso il paradigma di dominio a livello mondiale riconoscono l’importanza dei rapporti fra uomini/donne e genitore/prole per tutte le relazioni. Che si tratti di Hitler in Germania, Khomeini in Iran, i Talebani in Afghanistan o i fondamentalisti negli Stati Uniti, queste persone hanno come primo obiettivo quello di «rimettere le donne al loro posto tradizionale», all’interno di una ‘famiglia tradizionale’ – codici per una famiglia punitiva e autoritaria dove le donne sono subordinate ed economicamente dipendenti e la prole impara che il volere del padre è legge.
Ciò che viene definito ‘moralità’ dai fondamentalisti retrogradi e anti-progressisti si basa su una lettura selettiva delle scritture che sostiene il sistema di dominio gerarchico che viene rafforzato dalla paura e dalla forza – dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla donna, di una ‘razza’ sull’altra, di una religione sull’altra, di una nazione sull’altra. Esiste una alternativa: una morale di partnership, appropriata ad un mondo più equo e pacifico che si basa sugli insegnamenti basilari di molte tradizioni religiose che sottolineano l’importanza fondamentale dell’empatia, della cura e della non violenza. Questa prospettiva va oltre i concetti binari e dicotomici di destra/sinistra, liberale/conservatore, capitalismo/socialismo e ci guida ad una comprensione più chiara fra il modo nel quale una società struttura la famiglia ed altre relazioni intime e il modo in cui struttura tutti i rapporti.

Come vota la gente
La gente spesso vota in modi che inconsciamente replicano le loro precoci esperienze familiari. In una famiglia autoritaria e gerarchica, bambine e bambini imparano a negare gli abusi dei genitori poiché da questi dipende la loro sopravvivenza: cibo, riparo e protezione. Per questo è più facile negare in seguito il modo in cui i leader ‘forti’ abusano del loro potere e allora siamo spesso portati all’identificazione con loro, specialmente in tempi come i nostri in cui un pericolo reale o ‘costruito’ sembra minacciarci.
I rapporti familiari basati sul dominio e sulla sottomissione impartiscono anche importanti lezioni sulla violenza. Quando bambini e bambine sperimentano la violenza, osservano la violenza verso le loro madri, apprendono che è accettabile, persino morale, usare la forza e la violenza per imporre il proprio volere sugli altri. Non tutti coloro che hanno vissuto in famiglie di dominio si adattano a questi schemi, ma molte persone lo fanno se non hanno accesso a modelli di relazione più ugualitari. Alcuni studi ci dimostrano, per esempio, che uomini che provengono da famiglie autoritarie e sono abituati a comportamenti violenti tendenzialmente votano ‘uomini forti’ come leader; inoltre, tendono allo stesso modo a sostenere delle politiche sociali punitive piuttosto che di cura.
I politici retrogradi e anti-progressisti trovano sempre fondi per le prigioni, le armi e la guerra e sostegno per queste politiche; per contro ci dicono sempre che non c’è denaro per prenderci cura di bambini/e e anziani/e, per l’educazione, per la sanità e altre modalità per prevenire problemi personali e sociali. Questi schemi e modelli di voto sono collegati alla subordinazione delle donne e di qualunque cosa venga considerata in modo stereotipato ‘femminile’, come il nutrire, la non violenza, e all’idealizzazione di una ‘mascolinità’ associata al dominio e alla violenza.
Queste aggrovigliate dinamiche psicologiche ci permettono di spiegare meglio il motivo per cui anche quando ci sono delle elezioni democratiche, la gente spesso vota per dei governi di repressione, come Hamas a Gaza e la Fratellanza Mussulmana in Egitto.
Ciò spiega anche perché così tanti statunitensi hanno votato per amministrazioni che hanno incentivato una cultura della paura e dell’intolleranza, che hanno soppresso i diritti civili, tagliato gli aiuti ai poveri, hanno sferrato guerra all’Iraq basandosi su false notizie e bollato ogni dissenso come antiamericano.
È prevedibile che chi inconsciamente ha appreso a sottomettersi ad un padre punitivo nelle prime esperienze infantili si senta dipendente da un leader ‘forte’ per la sua stessa sopravvivenza. Quando si ha paura, si attiva un automatismo emotivo verso la sottomissione e persino l’idealizzazione di chi domina; il che significa anche negare i fallimenti e i pericoli insiti nella figura del leader ‘forte’, proprio come i bambini e le bambine che sono dipendenti dai genitori per la stessa sopravvivenza tendono a negare gli abusi che patiscono.

Una morale di partnership per famiglia e sessualità
Un progetto progressista per una moralità di partnership per la famiglia e la sessualità ha tre obiettivi:
dimostrare quanto gran parte della ‘morale’ delle cosiddette tradizioni ‘normali’ della famiglia e della sessualità sia in realtà immorale;
dimostrare perché per realizzare un mondo più giusto, democratico e pacifico è necessario riformulare la nostra idea di moralità nella famiglia e nei rapporti sessuali;
aiutare a sviluppare e diffondere una moralità progressista che promuova rapporti basati sulla partnership – sul rispetto mutuale, l’affidabilità e la cura – piuttosto che su gerarchie di dominio essenzialmente sostenute da paura, forza e violenza.
Nella nostra era di armi nucleari e biologiche, le tradizioni di dominio e violenza minacciano tutti/e noi; se siamo davvero seri/e sull’idea di un mondo più pacifico allora abbiamo bisogno di un progetto morale che prenda una posizione forte contro la violenza nei rapporti intimi – la violenza contro donne e bambini/e nelle famiglie e in altri rapporti intimi dove si apprende ad usare la violenza per imporre il proprio volere sugli altri.
Ogni anno sempre più donne e bambine/i vengono uccise nelle guerre. Consideriamo queste statistiche: ogni anno 40 milioni di bambine/i al di sotto dei quindici anni sono vittime di abusi o trascuratezze molto gravi che richiedono cure mediche. Omicidi d’‘onore’ da parte di altri membri della famiglia provocano la morte di migliaia di donne nei paesi Medio-orientali e del Sud-Est asiatico, ma anche nei paesi ‘occidentali’. Si stima che ogni anno 2 milioni di bambine subiscano delle mutilazioni genitali. La violenza domestica è una delle cause principali di lesioni o morte delle donne a livello mondiale. Piuttosto che focalizzarsi su nozioni tradizionali rispetto a ciò che costituisce una famiglia morale, una piattaforma politica progressista dovrebbe concentrarsi su quali comportamenti familiari siano morali. Dobbiamo levare la voce contro la pandemia globale di violenza nei confronti di donne e bambine/i; anche le nostre politiche estere dovrebbero contribuire al cambiamento delle tradizionali forme di violenza familiare in altre nazioni. Si tratta di una strategia a lungo termine per smetterla di considerare la forza come ‘soluzione’ ai problemi del mondo.
Una piattaforma politica progressista dovrebbe elencare i diritti delle bambine e dei bambini: il diritto di protezione e riparo, nutrimento, cure mediche, libertà dalla violenza e a un ambiente ecosostenibile. Dovrebbe anche educare bambini e bambine a dei sani rapporti familiari e genitoriali non violenti; la salute della madre dovrebbe essere una priorità, insieme al sostegno per i genitori con pratiche come congedi retribuiti per entrambi ed elevata qualità nella cura infantile e nelle scuole dell’infanzia per tutti/e i/le bambini/e. Dovrebbe ancora promuovere una vera riforma dell’educazione attraverso piccole scuole dove ogni bambino/a abbia un sostegno e un’attenzione individuali.
Questa piattaforma dovrebbe dimostrare che si possono ridurre le gravidanze e gli aborti delle adolescenti solo con l’educazione sessuale e la pianificazione familiare. Queste misure sono disponibili nelle nazioni Europee, dove il tasso di aborti e di gravidanze fra le adolescenti è inferiore rispetto agli Stati Uniti. Dovrebbe prendere una posizione ferma contro le pratiche delle multinazionali che danneggiano l’infanzia – dalle discariche tossiche ed altre forme di inquinamento ambientale, alla pubblicità e al commercio di cibi e bevande dannose per la salute. Dovrebbe ricordarci che dobbiamo occuparci del riscaldamento globale ed altri problemi dell’ambiente che minacciano il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie, e fare sì che le convenzioni delle Nazioni Unite per proteggere donne e bambini/e siano una priorità.
C’è un collegamento essenziale fra una società e un’economia sane, e l’uguaglianza di donne e uomini. Questo collegamento è stato documentato in molti studi, fra cui Women, Men, and the Global Quality of Life (R. Eisler, D. Loye e K. Norgaard, Women, Men, and the Global Quality of Life, 1995), un rapporto del Center for Partnership Studies che si basa su dati statistici provenienti da 89 nazioni e che dimostra come lo status delle donne sia un indicatore migliore sulla qualità della vita rispetto al Prodotto Interno Lordo (PIL). Il rapporto del World Economic Forum’s Gender Gap dimostra come le nazioni che hanno il divario di genere inferiore acquisiscano regolarmente posizioni eccellenti nell’economia globale (dal Report 2012: «L’indice continua a segnalare la forte correlazione tra il gap di genere e la competitività nazionale. Poiché le donne sono la metà del potenziale di talenti di un paese, la competitività di una nazione dipende in modo significativo sul se e come essa educa e utilizza le sue donne»).
È necessario definire cosa costituisce dei rapporti sessuali sani e ‘morali’. Rifiutare le parti ingiuste e repressive della ‘morale tradizionale’ non dovrebbe significare il rifiuto di ogni regola. Non è sufficiente dire, come alcuni movimenti progressisti asseriscono, che ogni tipo di sessualità va bene fintanto che è consensuale. In opposizione al logoro detto che «in amore e in guerra tutto è concesso», i temi di giustezza, equità e rispetto reciproci sono rilevanti sia dentro che fuori il matrimonio e sia nei rapporti omossessuali che eterosessuali.

Una chiamata all’azione
Dobbiamo sviluppare degli standard chiari, sensati e che ispirino alla partnership per le relazioni intime, che sostengano ciò che è più evoluto nella nostra specie: le nostre capacità di cura, empatia, creatività e amore. Un programma politico, nel quale siano centrali le primarie relazioni umane, è essenziale per portare avanti una politica di partnership che è così necessaria in questa congiuntura critica nella nostra storia.
Nelle nostre relazioni umane fondamentali, fra le metà femminile e maschile dell’umanità, e fra queste e le loro figlie e i loro figli, la prima cosa che impariamo è rispettare i diritti umani oppure accettare la violazione di questi come ‘normale’.
Facciamo sì che la fine della violenza in famiglia o in altre relazioni intime sia un tema fondamentale sia laico che religioso, che parli al cuore di tutte le persone che si curano di bambine/i e famiglie. Raggiungiamo le persone che trovano un senso di comunità e spiritualità in istituzioni religiose che predicano idee fondamentaliste e aiutiamole a focalizzarsi su queste basilari questioni morali – mostriamo loro che questo è essenziale per costruire le fondamenta di quel futuro non violento, più equo e sicuro che tutti noi auspichiamo.
Attraversiamo finalmente la soglia entrando pienamente nella dimensione della partnership, cominciando dai rapporti familiari e sessuali. Facciamo sì che l’uguaglianza fra donne e uomini, che la sicurezza, la salute, il nutrimento e l’educazione dei nostri figli e delle nostre figlie siano delle priorità della politica piuttosto che mera retorica. Se siamo chiare/i e appassionate/i nel nostro messaggio, le persone risponderanno, poiché questo è il mondo in cui tutti/e viviamo, insieme.

[Traduzione di Antonella Riem]

Siti consigliati

http://www.partnershipway.org/learn-more/partnership-books/books/women-men-and-the-global-quality-of-life/?searchterm=Women,%20Men,%20and%20the%20Global%20Quality%20of%20Life

www.weforum.org/issues/global-gender-gap
www.saiv.net
www.caringeconomy.org
www.partnershipway.org

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Riane Eisler

Riane Eisler è conosciuta per il suo best-seller internazionale ‘Il Calice e la spada. La civiltà della Grande Dea dal Neolitico ad oggi ‘(Forum, Udine 2011) e per I’l piacere è sacro. Il potere e la sacralità del corpo e della Terra dalla preistoria a oggi’ (Forum, Udine 2012). è cofondatrice insieme al premio Nobel per la Pace Betty Williams dell’associazione Spiritual Alliance to Stop Intimate Violence, fondatrice della campagna per un’economia di cura, e presidente del Center for Partnership Studies. Per i libri di Riane Eisler in italiano si veda la collana ALL diretta da Antonella Riem: http://www.forumeditrice.it/percorsi/lingua-e-letteratura/all.

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