Pubblicato in: n. 12 Margine /

Scrivi o disegni male? Occhio ai margini

di Francesca Zanon

È estate, a settembre inizia la prima classe della scuola primaria, a casa arriva un foglio A4 con la fatidica lista del materiale da comperare, all’interno dell’elenco comprare anche la scritta «10 quaderni», ed ecco il primo dubbio… «ma sono con o senza margini?!» A questo punto le mamme cominciano a raccogliere informazioni, con preoccupazione, sul quaderno da comprare «ma è giusto ‘con’ o ‘senza’ margini?». La parola ‘margini’ comincia diventare il ‘tormentone’ dell’estate e dei primi giorni di scuola, ma non è una novità…
Siamo appena usciti dalla scuola dell’infanzia, dove a ogni colloquio ci si sentiva dire «è bravo/a, colora dentro i margini» oppure «deve impegnarsi di più a colorare dentro i margini», e dove gli ultimi mesi di scuola sono dedicati a disegnare cornicette e linee dritte ed oblique, tenendo conto di determinati margini.
Ma se, di fronte a tutto questo, qualcuno cercasse riposte nella normativa, scoprirebbe che:
- le indicazioni per il curricolo del 2007 per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo d’istruzione recitano «conoscere e applicare le procedure di ideazione, pianificazione e stesura del testo e partire dall’analisi del compito di scrittura […]; rispettare le convenzioni grafiche: utilizzo dello spazio, rispetto dei margini […]
- nelle indicazioni del 2012 questo aspetto, apparentemente così importante, sparisce.
Ecco dunque il dilemma: margini sì o margini no?
Andiamo con ordine, innanzitutto è abbastanza evidente che la parola ‘margine’ si collega alla capacità di gestione dello spazio e questo concetto è presente fin dall’inizio della scolarizzazione.
Cominciamo dalla scuola dell’infanzia e dall’attività principale, con il gioco, di questa tappa educativa: il disegno.
Il disegno del bambino è divertimento, espressione e comunicazione. Soddisfa bisogni ludici, affettivi emotivi, è una palestra che consente di dare spazio e sfogo al mondo emotivo e ai pensieri di chi sta crescendo.
Attraverso il disegno e, fondamentalmente nello spazio grafico, il bambino parla e racconta il suo stato tonico-emozionale, la relazione con gli oggetti, con i pari, con l’adulto. Lo spazio prima che azione cognitiva è nozione di tipo emozionale che informa sulla qualità e sul grado di crescita della persona nel fondamentale processo di acquisizione di coscienza della propria identità, rivela quindi il proprio grado di esistenza in rapporto all’altro.
Inoltre, bisogna ricordare che nell’ambito grafo-motorio i parametri che la scuola dell’infanzia osserva riguardano l’occupazione dello spazio.
Lo spazio del foglio indica la modalità con cui il bambino si pone nei confronti dell’ambiente e di se stesso. Esprime la capacità di percezione e di collocazione dell’Io corporeo, psichico, emotivo e cognitivo. La scelta di un determinato spazio è sempre la proiezione di un bisogno interiore.
Diventa un elemento che può essere analizzato sin dai primi tracciati dei bambini, foglio e mezzo grafico saranno strumenti per verificare:
- se lo spazio viene completamente riempito, troppo riempito o scarsamente riempito
- se i margini sono quasi inesistenti, se il bambino usa il margine a destra, se usa il margine ampio e bianco, se usa il margine più ampio a sinistra
- qual è la modalità di occupazione dello spazio: curvilinea, angolosa, ripassata, contenuta, esplosiva, ansiosa, ripetitiva, ecc.
Tutte queste informazioni saranno poi comunicate, in una sorta di passaggio delle consegne, alla scuola primaria, dove ai nostri bambini verrà chiesto di fare cornicette nei margini del quaderno, di contare tre quadretti dal margine del foglio prima di incominciare a scrivere e di disegnare dentro margini ben definiti.
Noi sappiamo che intorno ai sei anni, età in cui si ha, secondo Piaget, la maturazione dello stadio operatorio-concreto, il bambino è pronto per imparare a leggere e a scrivere.
È in questo momento che egli si trova a fare i conti con l’applicazione e la disciplina, che sostituiscono il gioco; la sua libertà di movimento è ostacolata dallo stare fermo e seduto al banco in posizione di ascolto o di partecipazione attiva, deve rispettare i margini del banco per non disturbare il compagno.
Nel corso del primo anno avviene l’apprendimento strumentale della scrittura che, in questa fase, è lenta e, generalmente, tesa ed appoggiata, poiché il bambino è concentrato e preoccupato nel fare del suo meglio. Però, già sul finire dell’anno si osserva una maggiore scioltezza e flessibilità nel gesto grafico: il bambino è più rilassato e ciò gli consente di poter procedere con più sicurezza; atteggiamento che continuerà anche negli anni successivi. L’apprendimento della scrittura è per gli alunni un’attività nuova, difficile, astratta e complessa e, perciò, può causare qualche iniziale disorientamento.
Tutto questo percorso è corredato da precise regole convenzionali di forma, dimensione, spazio, direzione e continuità, e di margini da rispettare. In alcuni casi queste rimangono implicite e date per scontate dagli insegnanti, in altri sono ripetute continuamente chiedendo verbalmente ai bambini di mantenere in modo regolare lo spazio tra il bordo del foglio e la riga.
Proseguendo negli anni scolastici, viene insegnato loro che è importante che si abituino a lasciare sulla pagina un margine sufficientemente ampio perché l’insegnante possa intervenire con la segnalazione degli errori o anche con domande, indicazioni e suggerimenti operativi.
Naturalmente, secondo il livello di maturità raggiunto, ogni bambino reagirà in maniera diversa a questi cambiamenti. E ciò ci porta ad affrontare un altro aspetto, questa volta a favore dei margini.
Cesare Cornoldi e Giacomo Stella ci insegnano che spesso l’alunno con Disturbo dell’Apprendimento ha difficoltà nell’impugnare gli strumenti di scrittura, a scrivere sulle righe e sui margini per cui la sua grafia appare immatura. Per questo alunno sono indicati quaderni con carta speciale, che evidenzi bene i margini e le righe.
La disgrafia, per esempio, un disturbo specifico della scrittura, va individuata precocemente poiché tende a peggiorare nel tempo, può avere riflessi sullo sviluppo della personalità e incidere negativamente sul rendimento scolastico, innescando sentimenti di delusione, scoraggiamento e demotivazione.
Si può prevenire durante la scuola dell’infanzia attraverso l’esame della grafomotricità e la proposta di esercizi ed attività ludiche preparatorie al gesto grafico come quelli legati al rispetto dei margini, nonché durante il primo ciclo della primaria attraverso una adeguata modalità di insegnamento e consolidamento della scrittura.
La disgrafia, dunque, richiede un intervento specialistico tempestivo. Si può rieducare con tempi, metodi e tecniche adeguate, dopo aver compiuto un’anamnesi completa del soggetto disgrafico (bambino, adolescente o adulto) condotta attraverso il colloquio, in età scolastica con i genitori e/o l’insegnante, e l’esame della motricità generale, della scrittura e del disegno.
Questi strumenti consentiranno di individuare le cause delle difficoltà grafomotorie e di predisporre un intervento personalizzato.
Ecco allora che, come tutti i metodi e gli strumenti che si usano a scuola, non c’è niente di completamente sbagliato o completamente giusto, tutto dovrebbe essere personalizzato e individualizzato.
Infatti, la promozione del successo formativo per tutti gli alunni, indipendentemente dalle condizioni di partenza e dalle qualità intellettive, costituisce uno scopo fondamentale delle istituzioni scolastiche autonome (cfr. DPR n. 275/99).
Si tratta di un’impresa che richiede un approccio multidimensionale, fondato principalmente sulla qualità delle relazioni interpersonali, sull’individualizzazione dei metodi didattici in rapporto alle diversità dei singoli alunni, sulla flessibilità dell’organizzazione didattica.
Terminerei con questa citazione, sicuramente non a favore dei margini, trovata navigando sul web: «Essere analfabeta non è certo un vanto, e io lo sono. Ma della mia antipatia per ciò che mi imponeva e insegnava la scuola Italiana posso tranquillamente dire […] fu da subito un incontro di collisione con la mia cultura senza saperne il vero motivo […]. Imparavo a scrivere aste, numeri, lettere dell’alfabeto in ordine e dentro i margini dei quadretti dei quaderni […].» (M. Flore, http://mario-wwwmarioflorecom.blogspot.it/2010/05/grazie-dio-non-sono-andato-scuola.html).

Letture consigliate
M. Brignola, E. Perrota, M.C. Tigoli, Sviluppare i prerequisiti per la scuola primaria, Erickson, Trento 2012.
L. Cisotto, Il portfolio per la prima alfabetizzazione, Erickson, Trento 2010.
G. Stella, L. Grandi, La dislessia e i DSA. Conoscere per intervenire, Giunti Scuola, Firenze 2012.
C. Cornoldi, Le difficoltà di apprendimento a scuola, Il Mulino, Bologna 1999.

© Riproduzione riservata

Francesca Zanon

Francesca Zanon, è ricercatrice in Didattica e pedagogia speciale presso l’Università di Udine e si occupa di Tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento. È autrice dei volumi: ‘Quando leggere diventa difficile’. Il ruolo della didattica (con E. Bortolotti, Carocci Faber, Roma 2006) e ‘Parlare per gioco, parlare per apprendere. Il potenziamento linguistico nella scuola dell’infanzia’ (con E. Bortolotti, L.M. Porcelli, Carocci Faber, Roma 2010).

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