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Giochiamo con il legno da scarto

di Magda Gruarin

Anni fa nel Distretto della sedia del Manzanese, in Provincia di Udine, è stata realizzata una singolare esperienza che alcune testate locali segnalarono con questi titoli: «Come Pinocchio, anche i giocattoli possono nascere dal legno», «Che sorprese sotto l’albero delle… idee!», «Anche il legno di scarto è utile basta avere un po’ di fantasia» e altri titoli ancora che abbinavano lo scarto ad un prodotto interessante e ricco di fantasia.

L’idea – nata da un gruppo che si era scelto il nome di L’altrolegno (ad indicare l’uso di un legno diverso, lo scarto, generalmente usato come materiale da ardere) – fu proposta a tutte le scuole del territorio che l’accolsero con entusiasmo dando vita ad una sorprendente mostra con oltre 500 giochi ed oggetti. Il punto centrale dell’iniziativa fu quello di sperimentare le possibilità di riutilizzo dello scarto di lavorazione nel processo di fabbricazione della sedia. Il materiale legnoso da scarto, in generale costituito da faggio, si presentava in gran parte, per forma, dimensioni ed anche per la rifinitura in superficie, idoneo ad un recupero per la realizzazione di giocattoli ed oggettistica in genere. L’esperimento portato avanti con bambini e ragazzi delle scuole della zona aveva l’obiettivo di fornire uno stimolo alla fantasia e allo sviluppo delle capacità manuali utilizzando un materiale di facile reperimento. Il risultato diede esiti inaspettati perché, con semplici aggregazioni di pezzetti di legno o con l’uso del colore, furono realizzati giochi ed oggetti originali, divertenti e di grande effetto. Bambini e ragazzi accantonando robot multiformi e plurifunzionali (che allora andavano per la maggiore) e i prodotti tecnologici che stavano già prendendo piede, iniziarono a manipolare un materiale di uso comune nel loro contesto territoriale (ed anche familiare). L’esperienza era nuova come nuovo era il giocattolo che usciva dalle loro mani. Di fatto il prodotto-giocattolo, come la totalità dei beni di consumo, segue i dettami delle regole di mercato, trattando il bambino come consumatore, rendendolo spesso fruitore passivo e congelandone fantasia e creatività. In quell’occasione i bambini ebbero modo di vivere collettivamente il gioco come attività spontanea nella quale esprimersi, comunicare, conoscere ed imparare. L’esperienza, sebbene circoscritta al breve periodo legato alla manifestazione, diede ai bambini la formidabile opportunità di essere protagonisti, mettendosi alla prova nel fare un gioco nuovo e nello stesso tempo antico: quello di giocare inventandosi il gioco stesso.

L’esperienza di Manzano, trasferita come testimonianza in alcuni convegni sul tema dell’infanzia svoltisi negli anni Novanta a Firenze e Reggio Emilia, suscitò molto interesse, senza però avere, purtroppo, un seguito. Operatori ed esperti delle problematiche dell’infanzia mettono oggi in forte risalto l’importanza di recuperare le abilità manuali e di riportare il gioco alla fantasia e alla creatività del bambino. Si torna a parlare del riuso del materiale da scarto ma continua ad essere il mercato ad imporre il gioco ed il bambino è sempre più un piccolo e spesso accanito consumatore.

Il Distretto della sedia sta attraversando un momento assai difficile e forse oggi quell’esperienza potrebbe essere rivisitata per stimolare, soprattutto i giovani, ad investire in termini di capacità progettuali ed anche imprenditoriali in un’area di nicchia quale può essere appunto quella legata all’uso del legno di scarto. Il basso valore economico di questo prodotto può dare la spinta per trasformare l’idea culturale in iniziativa economica: si tratterebbe di realizzare un processo di valorizzazione produttiva dello scarto, trovando soluzioni intelligenti ed originali affinché esso possa assumere un valore nuovo a costi contenuti. La forma più congeniale potrebbe essere cercata nella dimensione artigianale che richiede attrezzature tecniche minime che consentono comunque un adeguato grado di flessibilità.

Lo scarto diventerebbe quindi materiale davvero prezioso perché restituirebbe ai bambini una dimensione di gioco autentica e darebbe la possibilità di aprire una nuova nicchia di mercato presentando un prodotto di qualità (perché bello, ‘caldo’ e ricco di storia) ad un prezzo contenuto ed accessibile a tutti.

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Magda Gruarin

Magda Gruarin, laureata in architettura, si occupa di cultura, di istruzione e di politiche giovanili.

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