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Flessibilità forzata: i polli siamo noi

a cura di Cecilia Batta

Il pubblico, la cosiddetta opinione pubblica, la granitica compatta entità che sarebbe la base dei sistemi democratici, intelligente e sensibile, attenta e determinante, è una composizione sociale ‘flessibile’ o piuttosto ‘docile’? È più attenta all’informazione o manipolabile dalla medesima?

Le paure universali circa la salute pubblica offrono in Italia come nel mondo, in questi ultimi anni specialmente, la prova di un inquietante tallone d’Achille. Basterebbe navigare in internet nei siti più opportuni e informati per accorgersene.

Ma quanti lo fanno? Noi lo abbiamo fatto a proposito delle più recenti minacce di pandemie, allo scopo di dimostrare al lettore che l’informazione e la critica illuminante sono a disposizione. Ma forse la manipolazione è più suggestiva.

Dall’agosto 2005 la principale organizzazione del comparto nazionale è in prima linea per fronteggiare l’emergenza mediatica determinata dalle notizie allarmistiche sull’influenza aviaria. Una vera e propria psicosi che ha spinto gli italiani a ridurre i consumi, mettendo in ginocchio un settore all’avanguardia in termini di qualità e di sicurezza igienico-sanitaria del prodotto.
Rita Pasquarelli
www.unavicoltura.it/articolo.asp?idart=117

In Europa la contrazione dei consumi è oscillata dal drammatico calo del 70% registrato in Italia a metà febbraio, a quello del 20% in Francia e del 10% nel nord Europa.
Ma come funziona il Sistema Sanitario Mondiale? Mucca pazza, antrace, SARS, aviaria. Una serie di virus letali che ogni volta hanno generato paura, incertezze e cambiamenti nell’atteggiamento collettivo umano. Ci si adatta con una certa flessibilità.

«L’influenza aviaria minaccia il mondo», «Rischio pandemia», «La peste dei polli continua ad uccidere», «Virus polli: 150 mila morti in Italia». E così via. Articoli e servizi televisivi. Interviste e approfondimenti.
Titoli e toni spesso apocalittici, da fine del mondo, e contraddittori. Ecco un esempio: «In primavera il virus dei polli in Italia» (agosto 2005); anzi, no: «Entro una settimana l’influenza aviaria in Italia (prima decade di ottobre 2005)». Peggio: «Il virus è già arrivato, ma è a bassa patogenicità» (metà ottobre 2005). Contrordine: «Il virus colpirà l’Italia in gennaio o in febbraio» (fine ottobre 2005).
Milioni di parole. Ventiquattro ore su ventiquattro. Un bombardamento mediatico durato più di tre mesi. E mentre tutti erano in attesa dell’arrivo anche in Italia del famigerato virus H5N1 (lo stesso che ha colpito i volatili domestici e selvatici di alcune parti del mondo e ucciso sessanta persone), trasportato da qualche uccello migratore, un altro virus di diversa natura, non pericoloso per la salute dell’uomo (fino ad un certo punto, come vedremo) ma letale per l’economia, si impadroniva dei consumatori: il virus della psicosi da influenza aviaria – particolarmente violento proprio nel nostro Paese – che ha indotto gli italiani a ridurre drasticamente i consumi di pollo con ripercussioni fortemente negative sul settore.

Rita Pasquarelli
www.unavicoltura.it/articolo.asp?idart=117

È bastato qualche caso di uccello ucciso dall’H5N1 che la psicosi aviaria è scoppiata in tutta Italia. Nel febbraio 2006 in pochi giorni, all’indomani del ritrovamento di alcuni cigni infetti, si è registrato un calo nei consumi di oltre il 50% a livello nazionale, che fa seguito alla riduzione media nei consumi del 10-15% verificatasi nel corso di tutto il 2005. Crisi che va a colpire un settore nel quale operano 6.500 imprese con un giro di affari complessivo di 3,5 miliardi di euro. Il tema particolarmente suggestivo è quello dell’influenza dei polli o, come qualcuno l’ha chiamata, peste aviaria.

Continuano gli allarmi terroristici – amplificati dai soliti media compiacenti – da parte delle principali autorità europee sull’influenza aviaria. Al vertice straordinario dei Ministri degli Esteri in Lussemburgo il risultato è stato che «l’influenza aviaria è una minaccia mondiale». Il Consiglio di esperti ha infatti riconosciuto l’influenza dei pollastri e la pandemia che ne potrebbe derivare come delle ‘minacce globali’.
Niente ‘panico’ però, perché il ministro della salute, Storace, assicura che qui in Italia potremo contare su scorte di farmaci antivirali (vedi Tamiflu della Roche) per 12 milioni di cittadini, già da novembre prossimo, e per quanto riguarda i vaccini siamo messi ancora meglio: i contratti con le ‘sorelle’ della chimica, come Roche e Glaxo, hanno assicurato ben 36 milioni di dosi.
Quindi se aggiungiamo a questi 36 milioni di vaccini gli altri 12 milioni di persone coperte da farmaci, il totale è di 48 milioni, più o meno gli euro spesi dal nostro Fondo nazionale sanitario. Le nostre casse infatti si alleggeriranno di oltre 50 milioni di euro (più o meno 100 miliardi delle vecchie lire) per un allarme ipotetico e abbastanza infondato. Questi soldi andranno, come al solito, ad ingrassare le sempre floride casseforti delle corporazioni chimico-farmaceutiche. In un circolo perverso molto pericoloso!
Non è un caso infatti che gli azionisti delle maggiori testate giornalistiche come
The New York Times, The Washington Post, Time, People, The Boston Globe (e moltissimi altri), o canali televisivi come CNN, Fox, NBC, MSNBC (e moltissimi altri) sono gli stessi delle principali aziende farmaceutiche Roche Holding, Bayer AG, GlaxoSmithKline, Pfizer, ecc. Quindi i mezzi di comunicazione che veicolano ogni giorno Paura, Panico, Terrore (SARS, vaiolo, antrace, aviaria, ecc.) sono manovrati dalle figure che controllano le stesse aziende che mettono a disposizione e producono farmaci, vaccini e pillole chimiche.
Marcello Pamio
www.disinformazione.it/terrorismomediatico.htm

Ma perché esiste il ‘terrore’ come sistema politico e sociale? Perché le menti impaurite sono più fragili e più facilmente manipolabili e la paura costante, quotidiana, di una minaccia fa accettare le promesse di ‘sicurezza’ che arrivano sempre da vaccini, farmaci, leggi per il controllo della popolazione.

Chi usa la nostra fragilità di fronte alla malattia, magari amplificandola o guidandola, lo fa spesso con l’intento di utilizzare la nostra paura come strumento di potere e di controllo, per proporsi come guida. E oggi, sempre più spesso, ad amplificare e guidare le nostre paure sono politici, istituzioni (sanitarie e non), governi che utilizzano con pochi scrupoli quella formidabile cassa di risonanza costituita dai mass-media, termine che nel suo senso letterale significa appunto: ‘mezzi di comunicazione di massa’. E proprio grazie ai mass-media si creano, spesso ad arte, ansia, paura, angoscia, panico, in una scala d’intensità proporzionale solo all’obiettivo verso cui queste paure sono finalizzate.
Claudia Benatti
www.mednat.org/terrorismo_mediatico.htm

Prima dell’influenza aviaria un altro allarme sanitario mondiale aveva scatenato il panico: quello del morbo di Creutzfeldt-Jakob, la variante umana della BSE, la cosiddetta ‘mucca pazza’. Anche se i casi sono stati poche decine, tutto il mondo si è mosso e il panico ha travolto tutti, modificando abitudini alimentari e inducendo i governi ad investire cifre enormi in procedure di controllo che hanno mostrato da subito di essere soltanto un palliativo. Ancor oggi non c’è alcuna certezza che la malattia venga trasmessa da un prione che passa all’uomo attraverso la carne bovina.

Dopo la ‘mucca pazza’ ci sono stati altri allarmi: antrace, vaiolo, SARS.

Nel 2002, tutti si ricorderanno, scoppia il caso ‘antrace’: il bacillo del carbonchio diventa una minaccia globale in seguito alla caduta delle Torri Gemelle a New York e alla guerra preventiva al terrorismo annunciata dagli Stati Uniti. Negli USA tutti i militari vengono obbligati a ricevere il vaccino antiantrace, farmaco sperimentale dai pesantissimi effetti collaterali e prodotto dalla Bioshield, azienda nella quale esponenti del governo americano hanno partecipazioni; nel resto del mondo si fa incetta di vaccini che nessuno poi ha mai utilizzato, ci si assicura quantitativi enormi di Cipro, un antibiotico prodotto in esclusiva dalla Bayer, che, grazie a vendite stratosferiche di questo farmaco, risolleva le sue sorti economiche e finanziarie ed evita il tracollo facendo lievitare le proprie quotazioni in borsa.
Per mesi e mesi in Italia le città vengono sconvolte da allarmi e quarantene ogni qualvolta qualcuno vede fuoriuscire polverina bianca da un pacco, da una busta o da un contenitore.
Dopo qualche mese, e siamo tra il 2002 e il 2003, si scatena l’allarme sul vaiolo, malattia ormai sradicata che, però, governi e media affermano potrebbe essere disseminata in qualunque momento da terroristi senza scrupoli che vogliono provocare stragi. Il panico si alimenta dei messaggi allarmistici e la gente fa la fila fuori dalle farmacie. Si rimpinguano le scorte, anche se nessuno dice che, se veramente la minaccia fosse rappresentata da un ipotetico virus geneticamente modificato dai terroristi, il vaccino conosciuto non servirebbe a nulla.
Quando si chiudono i capitoli di spesa e si verifica che tutti abbiano avuto la loro parte, l’allarme cessa di colpo. I media non parlano più di antrace o vaiolo, i governi dimenticano di essersi preoccupati e passano ad altro, la gente oggi fatica persino a ricordare che cosa sia l’antrace.
Tra il 2003 e il 2004 l’attenzione si sposta sull’allarme successivo: la SARS. Ogni giorno, mille volte al giorno, sugli schermi televisivi e nelle fotografie sui giornali vengono proposte immagini di persone protette da mascherine. Una volta individuato il presunto responsabile di quella che viene definita una nuova micidiale polmonite, il coronavirus asiatico, le ditte si buttano a capofitto nella ricerca e sperimentazione di un vaccino specifico, grazie ai fondi stanziati in anticipo da enti istituzionali e governi. Gli esperti, alla vigilia della vaccinazione contro l’influenza stagionale di quell’autunno, raccomandano caldamente di farsi somministrare il vaccino disponibile, perché, anche se non c’entra nulla con il coronavirus della SARS e non copre da quella, è comunque utile ‘a prescindere’. La gente si accalca nelle farmacie, si crea l’equivoco, la maggior parte pensa che il vaccino contro la normale influenza sia una panacea contro i pericoli che incombono sul genere umano. Poi, ancora una volta, di colpo l’allarme cessa. Dopo un po’ nessuno ne parla più, tutti dimenticano la SARS.

Claudia Benatti
www.disinformazione.it/i_veri_polli_siamo_noi.htm

E ora ritorniamo al punto di partenza, l’allarme aviaria: abbiamo sentito tutto e il contrario di tutto. E l’unico obiettivo era spaventare, colpire la sensibilità del pubblico, fare insomma del sensazionalismo, che alza gli ascolti e fa vendere i giornali.
E noi consumiamo le notizie, le informazioni, secondo le quali viviamo, cambiamo le nostre abitudini quotidiane, ed esse sono in grado di influenzare ciò che mangiamo e ciò che pensiamo. Insomma ci adattiamo tanto quanto serve. Siamo flessibili davanti a tutto ciò che succede al mondo. Questa nostra flessibilità è però, in ogni modo, una flessibilità condizionata.

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