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Le reti della vita

di Fritjof Capra

Negli ultimi tempi la teoria delle reti (networks) si è imposta all’attenzione degli studi scientifici, economici e anche sociali grazie allo sviluppo di una nuova cultura globale.

Il sociologo Manuel Castells ritiene che la rivoluzione tecnologica dell’informazione abbia dato origine ad una nuova economia, organizzata sulla base di flussi di informazione, potere e ricchezza in reti finanziarie globali. Castells osserva inoltre che in tutta la società la creazione di reti è diventata una nuova forma di organizzazione dell’attività umana e ha coniato il termine di network society per descrivere e analizzare questa nuova struttura sociale.

In campo scientifico l’attenzione ai network iniziò negli anni ’20 del Novecento, quando gli ecologisti concepirono gli ecosistemi come comunità di organismi – collegati fra di loro come in una rete attraverso le catene alimentari – e iniziarono a utilizzare il concetto di ‘food webs’ (reti alimentari) per descrivere queste comunità ecologiche. Man mano che il concetto di rete si fece sempre più importante in ecologia, gli esperti di teorie dei sistemi iniziarono a usare questo modello a tutti i livelli, considerando gli organismi come reti di cellule e le cellule come reti di molecole, così come gli ecosistemi possono essere considerati network di singoli organismi. Allo stesso modo i flussi di materia ed energia attraverso gli ecosistemi vennero visti come un’estensione delle vie metaboliche proprie di ciascun organismo.

In questo intervento mi occuperò del ruolo fondamentale che le reti hanno nell’organizzazione di tutti i sistemi viventi, secondo la teoria della complessità e di altri sviluppi recenti nelle scienze naturali e sociali, e analizzerò le somiglianze e le differenze tra le reti biologiche e quelle sociali.

La caratteristica che definisce un sistema vivente è il suo metabolismo, il flusso ininterrotto di energia e di materia attraverso una rete di reazioni chimiche che consente allo stesso di generarsi, ripararsi e perpetuarsi continuamente. La comprensione del metabolismo passa attraverso questi due aspetti fondamentali: il flusso continuo di energia e materia e la rete di reazioni chimiche, con particolare enfasi, in questo contesto, al termine ‘rete’. Una delle intuizioni più importanti del nuovo modo di intendere la vita, come sta emergendo dalle ricerche scientifiche più avanzate, è il riconoscimento che la rete è uno schema comune a tutte le forme viventi. Dove c’è vita, ci sono reti.

Una più attenta analisi di queste reti della vita ha mostrato che la loro caratteristica principale è quella di autogenerarsi. Le strutture biologiche di una cellula, ad esempio, vengono continuamente prodotte, riparate e rigenerate dalle reti cellulari. Allo stesso modo, a livello di un organismo multicellulare, le cellule che lo compongono (somatiche) vengono continuamente rigenerate e riciclate dalle reti metaboliche dell’organismo. Le reti della vita creano o ricreano continuamente se stesse trasformando o sostituendo le loro componenti. In questo modo sono soggette ad un continuo cambiamento strutturale mantenendo, però, i loro schemi di organizzazione a rete.

Tutti gli organismi viventi hanno un limite fisico (un confine) che distingue il sistema – il ‘sé’, per così dire – dall’ambiente circostante. Le cellule sono racchiuse da membrane e la pelle avvolge il corpo dei vertebrati. Molte cellule possono avere anche altri confini oltre a quelli costituiti dalle membrane, ma queste ultime rappresentano una caratteristica universale della vita cellulare. Una membrana è sempre attiva, si apre e si chiude in continuazione impedendo ad alcune sostanze di entrare e permettendolo invece ad altre. Queste attività contribuiscono a mantenere la rete cellulare come un’unità distinta e a proteggerla da influenze ambientali nocive. I confini delle reti della vita non sono, quindi, confini di separazione ma confini di identità.

Anche a livello sociale la vita può essere considerata in termini di reti. Le reti sociali, però, non sono reti di reazioni chimiche bensì reti di comunicazioni. Così come i network biologici, anche quelli sociali si autogenerano ma il risultato di questo processo è per lo più immateriale. Ogni comunicazione crea pensieri e significati che danno luogo ad ulteriori comunicazioni, e così l’intero network genera se stesso.

La dimensione del significato è cruciale per comprendere le reti sociali. Anche quando generano strutture materiali – come ad esempio beni materiali, manufatti od opere d’arte – tali strutture sono molto diverse da quelle prodotte dalle reti biologiche. Sono generalmente prodotte per una funzione, in base ad un piano preciso, e incarnano un qualche significato.

Proviamo ora a confrontare le reti sociali con quelle biologiche e a sottolineare alcune delle loro similarità e differenze. I sistemi biologici scambiano molecole attraverso reti di reazioni chimiche; i sistemi sociali scambiano informazioni e idee attraverso reti di comunicazioni. Quindi le reti biologiche operano nell’ambito della materia mentre quelle sociali operano nell’ambito del significato.

Entrambi i tipi di reti producono strutture materiali. La rete metabolica di una cellula produce le sue componenti strutturali; genera inoltre molecole che vengono scambiate attraverso i nodi della rete e che fungono da portatrici di energia o di informazione, oppure da catalizzatori di processi metabolici. Anche le reti sociali generano le loro componenti strutturali – edifici, strade, tecnologie… – ma producono anche beni materiali e manufatti che possono essere scambiati attraverso i nodi della rete.
Oltre a ciò, i sistemi sociali producono strutture immateriali. I loro processi comunicativi generano delle regole di comportamento comuni, così come un condiviso patrimonio di conoscenze. Le regole comportamentali, sia formali che informali, sono note come strutture sociali e sono l’oggetto principale delle scienze sociali. Le idee, i valori, le credenze e altre forme di conoscenza generate dai sistemi sociali formano strutture di significato, che io ho chiamato strutture semantiche.

Nelle società moderne le strutture semantiche della cultura sono documentate – vale a dire, materialmente incarnate – in testi scritti e digitali. Esse si concretizzano inoltre nei manufatti, nelle opere d’arte e in altre strutture materiali, così come avviene nelle culture di tradizione orale. Infatti le attività dei singoli individui all’interno delle reti sociali includono in modo specifico la produzione organizzata di beni materiali. Tutte queste strutture materiali – scritti, opere d’arte, tecnologie, beni materiali – sono create per uno scopo e secondo un progetto specifico. Rappresentano l’incarnazione di un significato condiviso, generato dai network di comunicazione di quella società.

Infine, sia i sistemi biologici che quelli sociali generano i propri confini. Una cellula produce e mantiene la propria membrana, il che pone dei limiti ai processi chimici che avvengono al suo interno. Una rete sociale, o comunità, produce e mantiene i propri confini immateriali, culturali, ponendo dei limiti al comportamento dei propri membri.

L’estensione della concezione sistemica della vita al dominio sociale, che ho brevemente tracciato in questo contributo, include in modo esplicito il mondo materiale. Per gli studiosi di scienze sociali questo è abbastanza inusuale poiché, tradizionalmente, le scienze sociali non si sono interessate molto al mondo della materia. Le nostre discipline accademiche sono state organizzate in modo tale che le scienze naturali hanno a che fare con strutture materiali mentre le scienze sociali si occupano di strutture sociali, intese essenzialmente come regole di comportamento.

In futuro questa rigida divisione non sarà più possibile poiché la sfida di questo nuovo secolo – per coloro che studiano le scienze sociali, quelle naturali e per chiunque altro – sarà quella di costruire comunità ecologicamente sostenibili. Una comunità sostenibile è concepita in modo tale che le sue tecnologie e le sue istituzioni sociali – le sue strutture materiali e sociali – non interferiscano con la capacità propria della natura di sostenere la vita. In altre parole i principi costruttivi delle nostre future istituzioni sociali dovranno essere compatibili con i principi organizzativi che la natura ha sviluppato per sostenere la rete della vita. Una struttura concettuale unificata volta alla comprensione delle strutture materiali e sociali, come quella proposta in questo saggio, sarà essenziale per portare avanti questa impresa.

[Traduzione di Paola Zamparo]

© Riproduzione riservata

Fritjof Capra

Fritjof Capra, fisico ed esperto di teoria dei sistemi, è fondatore e direttore del 'Center of Ecoliteracy' di Berkeley. È autore di numerose opere, tra cui 'Il Tao della fisica' (Adelphi, Milano 1989), 'La rete della vita' (Rizzoli, Milano 1996) e 'La scienza della vita' (Rizzoli, Milano 2002).

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