Pubblicato in: n. 05 Svelo /

I codici cifrati

di Amir D. Aczel

Sin dagli albori della civiltà gli uomini sono stati ossessionati dai codici e, più in generale, dai modi di comunicare in segreto e cioè in modo tale che l’informazione non possa essere compresa da altre persone. L’arte rupestre preistorica europea – come quella scoperta a Lascaux in Francia e in altre grotte della Spagna e dell’Italia, e che risale a circa 30.000 anni fa –  è spesso accompagnata da segni misteriosi che non sono stati decifrati e che gli artisti, che nascosero i loro dipinti nei più reconditi accessi delle caverne, probabilmente non volevano venissero compresi da gente non appartenente al loro gruppo o alla loro tribù.

Nella Bibbia ci sono per lo meno due passi in cui è stato usato un codice: si tratta dell’antico e famoso cifrario detto di Atbash. Esso fa riferimento a ‘alef-tav’/‘bet-shin’, che sono rispettivamente la prima e l’ultima, e poi la seconda e la penultima lettera dell’alfabeto ebraico; il codice sostituisce la prima lettera con l’ultima, la seconda con la penultima e così via per l’intero alfabeto. Un esempio di questo utilizzo si trova in Geremia 51:1, dove si ritiene che ‘lev kamai’ sia il codice Atbash per ‘Caldei’ – ‘Kashdim’ in ebraico.

La storia più famosa di un codice cifrato è quella di Maria Stuarda, regina di Scozia, che comunicava in questo modo con i suoi alleati mentre era prigioniera della regina Elisabetta I. Un esperto di codici cifrati, Thomas Phellipes, usò l’analisi delle frequenze per decifrare il codice attraverso il quale Maria comunicava con chi stava complottando per detronizzare Elisabetta. Un’analisi delle frequenze dei caratteri nelle lettere di Maria Stuarda, che effettivamente usava anche dei caratteri ‘nonsense’ per confondere ogni possibile lettore, non confuse però Phellipes, che decifrò il codice. Maria fu così sorpresa mentre congiurava contro la regina d’Inghilterra, ed Elisabetta la fece decapitare l’8 febbraio 1587.

Il tempo di guerra è quello più attivo per i codici – e per i decifratori di codici – e durante la Seconda Guerra Mondiale i tedeschi costruirono una sofisticata macchina da codici, la scellerata ‘Enigma’. In un palazzo chiamato Bletchley Park, a circa 70 chilometri a nord-ovest di Londra, furono riuniti i migliori decodificatori – per lo più matematici e linguisti – che l’Inghilterra e gli Stati Uniti potevano trovare. Si trattava di 9.000 persone che lavoravano giorno e notte per svelare il codice Enigma. Il contributo maggiore a questo lavoro venne però da tre scienziati polacchi che stavano utilizzando quel ramo della matematica astratta chiamato ‘teoria dei gruppi’ per fare progressi nella decifrazione dell’apparentemente inespugnabile Enigma. Quando la Polonia fu sul punto di venir invasa dalla Germania, i polacchi diedero agli inglesi e agli americani delle informazioni cruciali che permisero finalmente di svelare Enigma.

I codici sono oggi utilizzati nella vita quotidiana: ogni volta che usate il bancomat o completate una transazione su Internet, usate un codice per fare in modo che ladri informatici non rubino i vostri soldi, la vostra proprietà o persino la vostra identità. I codici del nostro tempo sono basati sulla fattorizzazione di numeri con moltissime cifre nel prodotto di numeri primi. Persino un computer programmato per trovare i numeri primi il cui prodotto serve a decriptare informazioni avrebbe bisogno di un tempo lunghissimo per svelare questo tipo di codici, anche se effettivamente potrebbe riuscirci. Nel 1977 tre matematici del Massachusetts Institute of Technology (MIT) idearono un codice chiamato RSA dalle iniziali dei loro nomi – Rivest, Shamir e Adleman – che utilizzava i numeri primi. Essi lanciarono una sfida ed invitarono la gente di tutto il mondo a decifrarlo: ci vollero 17 anni e tante persone che lavorarono contemporaneamente su molti computer in tutto il mondo, tramite Internet, per svelare quel codice. Il sistema RSA è usato diffusamente anche oggi.

Il futuro della codificazione, tuttavia, si trova probabilmente nel campo della fisica, nella teoria dei quanti. Il fenomeno dell’entanglement quantistico dà la possibilità di sapere se qualcuno ha ascoltato un messaggio che avete trasmesso ed offre così un modo per proteggere le comunicazioni segrete. In futuro si potrà sfruttare la fantasia e il potere della straordinaria teoria dei quanti per fornirci modi ancora più interessanti per comunicare in codice. Qualche passo su questa strada è già stato fatto.

[Traduzione di Norma Zamparo]

© Riproduzione riservata

Amir D. Aczel

Amir D. Aczel è ricercatore all’Università di Harvard in Massachusetts e autore di numerosi libri di divulgazione scientifica, tra cui 'L’enigma di Fermat' (Il Saggiatore, Milano 1998), 'Entanglement: il più grande enigma della fisica' (Raffaello Cortina, Milano 2004) e 'Il taccuino segreto di Cartesio' (Mondadori, Milano 2006).

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