Pubblicato in: n. 06 Uguale /

Uguale, a scuola, non è indifferente…

di Daniele Fedeli e Davide Zoletto

1. Il contrario di ‘uguaglianza’, a scuola, non è ‘differenza’, ma ‘indifferenza’. Così Andrea Canevaro ha sintetizzato più volte i termini di una questione scivolosa come quella di una ‘scuola uguale per tutti’. Come a dire che una scuola che voglia davvero garantire a tutti pari opportunità di accesso e successo dal punto di vista dell’educazione (una scuola che voglia essere in questo senso ‘uguale per tutti’, come volevano già don Milani e i ragazzi di Barbiana nella loro Lettera a una professoressa) deve per forza riconoscere le differenze. Il problema grosso, dal punto di vista teorico e pratico (soprattutto pratico…), è come riconoscere le differenze senza appiccicarle come etichette agli allievi, trasformando così il riconoscimento in stigmatizzazione, la differenza in stigma.
La scuola prova da molto a gestire il rapporto uguaglianza/differenza senza cadere nell’indifferenza. Insegnare a tutti le stesse cose negli stessi modi. Insegnare a tutti le stesse cose in modi diversi. Insegnare cose diverse in modi diversi. Che cosa fare? Per dare ordine e strumenti alle scuole, per aiutarle in questo delicato percorso, sono stati elaborati, per esempio, concetti e pratiche come quelli dell’‘individualizzazione’ e della ‘personalizzazione’, in tutte le loro diverse accezioni e interpretazioni. Per ‘individualizzazione’ si intendono quelle strategie didattiche che aiutano tutti gli studenti a raggiungere le competenze fondamentali del curricolo attraverso una diversificazione dei percorsi di insegnamento. Per ‘personalizzazione’, invece, si intendono quelle strategie didattiche che sono finalizzate a garantire a ogni studente una propria forma di eccellenza, e che gli danno la possibilità di coltivare al meglio le proprie potenzialità. Nell’individualizzazione gli obiettivi sono gli stessi, ma si raggiungono in modi diversi, nella personalizzazione gli obiettivi possono essere diversi da persona a persona. Si tratta, probabilmente, di due approcci che vanno perseguiti contemporaneamente. Di sicuro, sia la ‘individualizzazione’ che la ‘personalizzazione’ aiutano una scuola a non essere indifferente.

2. Il contrario di ‘uguaglianza’, a scuola (talvolta, beninteso… talvolta!), non è ‘differenza’, ma ‘disumanizzazione’. I fenomeni di aggressività e di bullismo, che in questi ultimi tempi sembrano segnare in maniera sempre più rilevante anche le età più giovani, si fondano spesso sull’incapacità di riconoscere e di apprezzare le differenze individuali. Non si tratta, purtroppo, di un male dei nostri giorni. Quasi trent’anni or sono Dan Olweus, in un contesto socio-geografico differente dal nostro, rilevava come ogni elemento di distinzione potesse essere utilizzato per aumentare la distanza psicologica tra un gruppo di ragazzi ed un singolo; e come tale situazione creasse le basi per atti di prevaricazione, di esclusione, di bullismo. Dai primi studi pionieristici di Olweus, il termine ‘disumanizzazione’ è stato impiegato per indicare il processo tramite cui la distanza psicologica tra il bullo (o il gruppo di bulli) e la vittima determina una percezione di quest’ultima come ‘meno uguale quindi… meno umana!’. In altre parole, quando un nostro compagno non veste alla moda come noi, non ha il cellulare ultimo modello, ecc. allora non è come noi, non è ‘umano’ come noi. E se decidiamo di aggredirlo, di umiliarlo, di renderlo oggetto di atti di esclusione e prevaricazione, allora ci sentiremo un po’ tutti meno in colpa… D’altro canto, fenomeni simili, su più ampia scala, sono ravvisabili in tutte le forme di totalitarismo passate e presenti (e forse future): l’annientamento delle minoranze passava sempre attraverso la loro rappresentazione come gruppo sub-umano. Ciò ha permesso che, psicologicamente, si tollerassero odiose persecuzioni ai danni dei più deboli.
Gli atti di bullismo, che talvolta avvengono tra i banchi di scuola, riproducono su scala ridotta questi fenomeni di deumanizzazione, basati sulla difficoltà cognitiva a conciliare l’uguale e il differente. L’uguale, per riconoscersi tale, ha bisogno del differente. Il valore delle differenze individuali (nel vestire, nel comportamento, nel metodo di studio…) deve allora divenire il punto di arrivo di ogni percorso di educazione. Di sicuro, l’uguale e il differente aiutano una scuola a non essere indifferente.

© Riproduzione riservata

Davide Zoletto

Davide Zoletto è ricercatore di Pedagogia presso l’Università di Udine e redattore della rivista "aut-aut". La sua ultima pubblicazione è 'Il gioco duro dell'integrazione' (Raffaello Cortina, Milano 2010).

Daniele Fedeli

Daniele Fedeli è ricercatore di Pedagogia speciale presso l’Università di Udine. Tra le sue ultime pubblicazioni: 'Il bullismo: oltre' (Vannini, Brescia 2007), 'Il kit per la valutazione e l’intervento sull’iperattività' (Firenze 2008) e 'Il disturbo della condotta' (Carocci, Roma 2011).

Commenta

La tua email non sarà pubblicata né diffusa. I campi obbligatori sono segnalati da *




saperi e pratiche si incrociano
per conoscere
nella pluralità
di pensieri
contro dogmi
e universalismi
multidisciplinare
multilinguaggio
multistile
multiverso

Forum Editrice Universitaria Udinese Università degli Studi di Udine in collaborazione con cdm associati - comunicazione e visual design in collaborazione con Altreforme - ricerca / web&multimedia / formazione
Privacy Policy