UGUALE

La Chiesa è la comunità del Vangelo, ossia la comunità dei discepoli di Gesù, che accolgono il suo messaggio e si impegnano a testimoniarlo nella vita e nella società. Essa è già documentata nel Nuovo Testamento e ha una lunga storia, che va sotto il nome di storia della chiesa, o di storia del cristianesimo. È una comunità che si è data delle strutture di direzione, come il ministero petrino, il collegio episcopale e il corpo presbiterale, che vengono anche chiamate ‘gerarchia’, o ordinamento sacro, termine che risale allo Pseudo Dionigi Areopagita (VI sec.), ma che non viene usato dalle chiese protestanti. Questo ‘ordinamento delle strutture di direzione’ è, ancora oggi, dopo un secolo di movimento ecumenico (che nasce esattamente cent’anni fa, nel 1908) il punto di maggior frizione tra le diverse confessioni/comunità cristiane.

La chiesa cattolica, nel corso dei secoli, ha appesantito questo aspetto istituzionale, presentandosi come societas perfecta. La Leggenda del Grande Inquisitore, che si legge nel grande romanzo di Dostojevski, I fratelli Karamazov (1879-1880), nella sua punta antiromana, si può considerare come la critica più tagliente di questo indurimento istituzionale.

Il Concilio Vaticano II (1962-1965) ha riscoperto l’aspetto comunionale della chiesa (Wolfgang Beinert), prospettando anzi la chiesa come ‘chiesa di chiese’ (Jean-Marie Tillard), come una rete comunionale di comunità cristiane, sparse nel mondo, e concependo la gerarchia, non tanto come ‘direzione di governo’, ma come diaconia, come servizio alla comunità e alla società. Tutta una linea di studi teologici lavora su questo fronte ecclesiologico-ecumenico per risolvere il nodo gerarchia-diaconia.

Nella vasta sintesi La Chiesa (1967) del teologo svizzero Hans Küng, si prospetta la via della riforma, che dovrebbe passare per i seguenti punti: a) da parte cattolica: rinuncia a un potere di Pietro per un servizio di Pietro; b) da parte non cattolica: riconoscimento del primato di Pietro come primato di servizio, come primato pastorale, che è qualcosa di più, ma anche di diverso, rispetto a un primato di giurisdizione.

Il tema è ripreso, con particolare riguardo alla struttura della chiesa cattolica, dal teologo fiammingo Edward Schillebeeckx, in Il ministero nella Chiesa (1980), e in Per una Chiesa dal volto umano (1985), dove viene perorata la causa che all’interno della chiesa ci sia umanità e perché si ricuperi l’éthos messianico delle prime comunità cristiane.

La teologia della liberazione, sorta in America Latina tra gli anni ’60 e ’70, ha posto anche il problema della struttura ministeriale della chiesa. Nel primo incontro nazionale brasiliano delle comunità ecclesiali di base, tenutosi a Vitória nel gennaio 1975, è apparsa a più riprese la parola ‘ecclesiogenesi’, che è stata prontamente approfondita dal teologo brasiliano Leonardo Boff nel suo saggio Ecclesiogenesi (1977) e in altri saggi poi raccolti nel controverso volume Chiesa: carisma e potere (1981), che opta per il passaggio da una ecclesiologia gerarcologica secondo la quale tutto il potere è concentrato nella gerarchia ad una ecclesiologia pneumatologica secondo la quale ogni cristiano/a è portatore/portatrice del suo carisma: «Il carisma non esclude l’elemento gerarchico, anzi lo include. Il carisma è più fondamentale alla chiesa dell’elemento istituzionale. Esso è la forza pneumatica che fa le istituzioni e le tiene in vita».

La teologia femminista ha portato uno spirito nuovo anche nella riflessione sulla chiesa. Secondo la neotestamentarista di Boston, USA, Elisabeth Schüssler Fiorenza, nell’opera In memoria di lei (1983), il movimento cristiano delle origini chiamava ad un «discepolato di eguali» e aggregava «comunità di eguali», «comunità inclusive», dove anzi erano privilegiati gli esclusi della società (donne comprese): erano dei movimenti egualitari. Per questa visione e per questa pratica le prime comunità cristiane si configuravano come «comunità alternative» in mezzo al mondo greco-romano, comunità che per la loro visione e pratica di uguaglianza entravano in conflitto con una società strutturata per privilegi e discriminazioni. Sono una visione e una pratica che trovano espressione nel testo pre-paolino della lettera ai Galati 3,28: «Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più maschio e femmina, perché siete uno in Cristo». Commentano Jürgen e Elisabeth Moltmann: «È tempo che queste parole siano tradotte in atto nella chiesa (ne ha estremo bisogno) e nella società (le ha attese con grande pazienza)».

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